Anoressia, se il web è la terapia vincente

La foto di copertina di "Crisalide: un bruco rinascerà farfalla", un libro di Valentina Ugolini dedicato ai disturbi alimentari
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“Non è una malattia che si prende in Rete. Al contrario è su Internet che si trova la via d’uscita. Per questo i siti pro-ana non vanno censurati”: lo sostiene una ricerca di Valentina Ugolini, scrittrice e attiva nella lotta ai disturbi alimentari

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“L’anoressia non è un virus informatico. Non è una malattia che si prende navigando. Certo, si nutre del web perché è solo su Internet che, grazie al riparo dello schermo, chi soffre di disturbi alimentari riesce ad esprimere e condividere anche quelle ossessioni più estreme legate al cibo che nella vita reale non esternerebbe mai. Ma spesso è proprio la Rete ad indicare la strada per la guarigione”. E’ quanto emerge dalla ricerca “La fine del digiuno di consapevolezza ed il fenomeno pro-vita”, realizzata da Valentina Ugolini, blogger attiva in prima persona proprio nella lotta ai disturbi alimentari, per il Centro Studi di Etnografia Digitale (un’organizzazione no-profit finalizzata alla ricerca che riunisce sociologi, marketer ed esperti del Web). Uno studio sul campo che non mira ad avere valore scientifico ma che riesce a dare un quadro dei disturbi alimentari on line, offrendo un punto di vista innovativo. 

La ricerca è partita da una “semplice” ricerca su Google. “Ho digitato 10 keywords, come disturbi alimentari, anoressia, bulimia, pro-mia per poi studiare i risultati: il 54% erano siti pro-vita, il 17% pro-ana, il 26% misti (utenti ex pro-ana o narrazioni di soggetti in cura)” racconta Valentina Ugolini. In tutto 5725 discussioni in lingua italiana. Per lo più si tratta di blog personali, ma anche nelle community più famose si possono però trovare dibattiti sul tema. “Su Al femminile, ad esempio, ci sono tante domande di ragazze che cercano consigli su come dimagrire. Così anche su Facebook. Ciò che ho notato frequentandoli è che, non appena viene postato qualche messaggio “a rischio anoressia”, interviene subito qualche utente per cercare di avvicinarsi, di offrire il proprio aiuto o per mettere in guardia dai rischi. E’ quel movimento di terapisti inconsapevoli che navigano in Rete e che rappresenta la risorsa più importante per combattere i disturbi alimentari”.

La classificazione del mondo virtuale legato all’anoressia e alla bulimia fatta da Valentina Ugolini, che lavora come infermiera professionale in un centro a Todi che si occupa proprio del trattamento dei disturbi alimentari ed è autrice del libro Crisalide: un bruco rinascerà farfalla, evidenzia il valore terapeutico del web sfatando il luogo comune di Internet come nemico dei disturbi alimentari. I cosiddetti siti pro-vita, cioè quelli che incitano a lottare contro la malattia, sono risultati infatti molto più numerosi di quelli pro-ana che, al contrario, inneggiano al dimagrimento e alla ricerca di una perfezione legata al controllo ossessivo del cibo. Il rapporto è di 3 a 1. Non solo. “Ho visto tantissimi blog pro-ana diventare pro-vita. Dietro di loro ci sono tante ragazze che hanno iniziato la loro battaglia contro l’anoressia proprio su Internet” racconta Valentina Ugolini.

“Davanti a un computer cerchi tutto quello che ti interessa senza pensare di essere giudicato, influenzato, non capito, tanto meno preso in giro. Oggi il web è il primo motore di risposta perché non sei spiato, né osservato. Le risposte te le cerchi, non le devi chiedere, e non è una libreria che in ogni caso devi andare alla cassa a pagare” spiega Valentina Ugolini. Per questo, chi inizia a soffrire di disturbi alimentari si rifugia subito su Internet. “In una prima fase chi si ammala di anoressia cerca informazioni su come riuscire a controllare il cibo. Ma cerca anche conforto. Ed ecco che il web inizia subito la sua funzione di terapeuta”. Come? “Parlare o, meglio, scrivere su un blog o in un forum significa prendere consapevolezza della propria malattia. E questo è il primo passo per la guarigione” osserva Ugolini. Non solo. Si esce dalla propria solitudine e si viene a contatto con ragazze che condividono le stesse ossessioni. Tante e diverse storie di sofferenza, ma anche di battaglie vinte. Tutti stimoli per “uscire dal riccio”.

Per questo, secondo Valentina Ugolini, chiudere i siti pro-ana non aiuta a combattere il problema ma, al contrario, rischia di avere un effetto contrario. “Chi soffre di disturbi alimentari si sente giudicato dalla società. Il web diventa un rifugio. Censurare una persona che inizia a parlare della sua malattia non fa che gettarla ulteriormente nello sconforto. E’ come condannarla un’altra volta. Ho scandagliato a lungo la rete e quello che ho notato è come anche nei siti pro-ana le stesse persone che in un primo momento inneggiano all’anoressia prima o poi chiedono aiuto”.

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