Dossier, Bisignani “spiava i pm e riferiva a Letta"

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Sui giornali stralci dei verbali dell’inchiesta sulla presunta P4 che ha portato all’arresto dell’uomo d’affari e che coinvolge anche il deputato del Pdl Alfonso Papa. Nelle intercettazioni spuntano i nomi di Verdini e Bocchino. LA RASSEGNA STAMPA

L'inchiesta sulla cosiddetta P4

Gianni Letta, Denis Verdini, Italo Bocchino. Sono i nomi che spuntano dai verbali e dalle intercettazioni, pubblicate da alcuni quotidiani giovedì 16 giugno. Indiscrezioni sull’indagine della Procura di Napoli sulla presunta P4 che ha portato ai domiciliari Luigi Bisignani e alla richiesta di custodia cautelare in carcere per Alfonso Papa, deputato eletto nel Pdl. Un’inchiesta su una presunta associazione segreta, i cui membri avevano rapporti ad alti livelli nel mondo della politica, pubblica amministrazione e dell'impresa, che raccoglieva informazioni riservate e le usava per esercitare pressioni, ricatti e ottenere vantaggi personali.

Secondo le indiscrezioni, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta sarebbe stato il referente principale di Luigi Bisignani. “Parlavo e informavo il dottor Letta delle informazioni riservate di matrice giudiziaria comunicatemi da Papa e in particolare di tutte le vicende che potevano riguardarlo direttamente o indirettamente” avrebbe detto Bisignani al pm John Henry Woodcock secondo quanto riportato da Repubblica. Lo stesso Gianni Letta avrebbe dichiarato ai pm napoletani di “conoscere Papa e di sapere che aveva aspirazioni politiche”.
Luigi Bisignani avrebbe anche confessato agli inquirenti che Papa era considerato poco da Verdini, fino a quando iniziò a proporre “il suo interessamento e la sua possibilità di intervento sulle vicende giudiziarie che riguardavano lo stesso Verdini”. In cambio Papa avrebbe chiesto a "Bisignani di appoggiare la sua candidatura alle elezioni del 2008 e io vi dico che effettivamente ne parlai con Verdini che compilò le liste”.

Bisignani, secondo quanto riportato da Repubblica, avrebbe tirato in ballo anche Bocchino, sostenendo di aver ricevuto anche da lui informazioni su inchieste giudiziarie. “Un giorno l’onorevole Bocchino, mio caro amico, mi disse di aver appreso che Papa era indagato e che a Napoli c’era un’indagine e delle intercettazioni che riguardavano alcune schede procurate e diffuse dal Papa. Non fece mai però il nome dei magistrati”. Il vicepresidente di Fli si sarebbe così difeso al riguardo davanti ai pm: “Dissi cose che erano sui giornali”.
In un articolo Carmelo Lopapa descrive la presunta rete "che parte dal ministero dell'Economia e che si ramifica nei gangli profondi dello Stato". "Dentro c'è di tutto. Spuntano i nomi di ministri avvicinati e contattati, di generali e vertici dei servizi, boiardi che chiedono o ricevono favori. Ci sono le ingerenze su Finmeccanica e le incursioni in Trenitalia. Ricatti tentati al vicepresidente del Csm Vietti e le amanti da piazzare e raccomandare, escort da mettere in conto".

Secondo il Corriere della Sera, Alfonso Papa acquisiva attraverso la sua rete informazioni sulle inchieste "con le sue truppe e prometteva protezione e aiuto agli indagati. Ma in cambio pretendeva soldi e regali per le sue amanti. Come una casa, una Jaguar a disposizione, Rolex o altri gioielli. E sarebbero state proprio le donne a tradirlo".

La Stampa dedica ampio spazio alle reazioni all’interno del Pdl in un articolo dal titolo “L’inchubo del Pdl è un nuovo 1992”. All’interno anche la reazione che avrebbe avuto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: "Puntano a Letta? Ci hanno già provato…"

Per i giornali vicini al centrodestra l’inchiesta altro non è che un modo per gettare fango sul governo. “Il tritacarne giudiziario. Pattume anche su Letta” titola il Giornale. “Puntuale come un orologio svizzero la magistratura irrompe sulla scena politica. Accade ogni volta che il clima nella maggioranza si scalda” scrive Alessandro Sallusti. Sulla stessa linea Libero: “Adesso tocca a Gianni Letta” titola.

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