P4: dossier e ricatti per condizionare appalti e nomine

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Una associazione a delinquere che, tramite attività di dossieraggio, mirava a manipolare informazioni segrete o coperte da segreto istruttorio. E' la loggia al centro delle indagini dalla procura di Napoli che hanno portato all'arresto di Luigi Bisignani

Un'attività di dossieraggio clandestino con l'obiettivo di gestire e manipolare informazioni segrete o coperte da segreto istruttorio. Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata anche a controllare appalti e nomine. Questo l'obiettivo con il quale sarebbe sorta la cosiddetta P4, che avrebbe anche interferito sulle funzioni di organi costituzionali, condizionandone le scelte.

Ad accendere i riflettori sui partecipanti e le modalità dell'associazione segreta, la Procura della Repubblica di Napoli con un'indagine avviata dai pm Francesco Curcio ed Henry John Woodcock. Le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari per l'uomo d'affari Luigi Bisignani e per il parlamentare del Pdl Alfonso Papa sono l'epilogo di un'attività indagine caratterizzata anche da numerose perquisizioni e dall'ascolto di testimoni eccellenti.

I provvedimenti emessi oggi 16 giugno rappresentano una svolta sul fronte dell'inchiesta, nella quale finora risulterebbero almeno quattro indagati: oltre a Papa e all'ex giornalista Luigi Bisignani (definito nell'imputazione un "soggetto più che inserito in tutti gli ambienti istituzionali e con forti collegamenti con i servizi di sicurezza"); il sottufficiale dei carabinieri di Napoli Enrico La Monica e l'assistente della Polizia di Stato Giuseppe Nuzzo, in servizio al commissariato di Vasto Arenaccia.

Tutti e quattro, insieme ad altri appartenenti alle forze di polizia in corso di identificazione, avrebbero dato vita ad una organizzazione a delinquere finalizzata a compiere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l'amministrazione della giustizia. In due modi: da un lato, acquisendo in ambienti giudiziari napoletani informazioni riservate e secretate relative a delicati procedimenti penali in corso e, dall'altro, notizie riguardanti 'dati sensibili' e personali su esponenti di vertice delle istituzioni ed alte cariche dello Stato. Informazioni e notizie che sarebbero state gestite ed utilizzate in modo "illecito" con lo scopo ultimo di ottenere "indebiti vantaggi ed utilità".

Gli indagati, sempre secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbero poi dato vita ad una associazione segreta, vietata dall'articolo 18 della Costituzione, nell'ambito della quale avrebbero svolto "attività dirette ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale".

Il sottufficiale dell'Arma La Monica, in particolare, avrebbe rivelato in più occasioni notizie coperte da segreto (raccolte anche presso altri appartenenti alle forze dell'ordine) in cambio della promessa di essere sponsorizzato per l'assunzione all'Aise, i servizi segreti militari.
Ad avviso degli inquirenti il quadro indiziario è già "nitido" - grazie alle intercettazioni e all'attività investigativa svolta - ed avrebbe portato alla luce un "sistema criminale" ben congegnato e co-gestito "sia da soggetti formalmente estranei alle Istituzioni pubbliche e alla pubblica amministrazione sia, invece, da soggetti espressione delle Istituzioni dello Stato", tra i quali vengono indicati "parlamentari della Repubblica, appartenenti alle forze dell'ordine" ed anche "faccendieri".

Tra i testimoni eccellenti ascoltati anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro Mara Carfagna, il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, il vice presidente di Fli, Italo Bocchino, l'ex dg della Rai, Mauro Masi, il direttore centrale delle Relazioni esterne di Finmeccanica, Lorenzo Borgogni.

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