Inchiesta Iblis: stralciata la posizione di Lombardo

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Lo ha deciso la Procura di Catania, dopo che i vertici dell'ufficio hanno avocato il fascicolo. Ora dovrebbe seguire la richiesta di archiviazione. Il governatore della Sicilia e leader del Mpa, era indagato per concorso esterno in associazione mafiosa

La Procura della Repubblica di Catania ha stralciato la posizione del presidente della Regione e leader del Mpa, Raffaele Lombardo, e di suo fratello, il parlamentare nazionale Angelo, dall'inchiesta Iblis, in cui erano indagati per concorso esterno in associazione mafiosa. La decisione è stata adottata dai vertici dell'ufficio che hanno avocato il fascicolo ai quattro sostituti che invece avevano sollecitato la richiesta di rinvio a giudizio di 52 persone, compresi Raffaele e Angelo Lombardo, nell'ambito di un'inchiesta in cui erano affluite le indagini di carabinieri del Ros. Il procuratore capo facenti funzioni, Michelangelo Patanè, e il coordinatore del gruppo, l'aggiunto Carmelo Zuccaro, hanno avocato il fascicolo e coordinano direttamente l'inchiesta. L'avocazione dell'inchiesta e lo stralcio del presidente della Regione e di suo fratello sarebbero propedeutiche alla richiesta di archiviazione per entrambi.

In ambienti della Procura della Repubblica di Catania si sotttolinea che "l'ipotesi di reato di concorso esterno" avanzato nei confronti del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e suo fratello, il parlamentare nazionale del Mpa Angelo, "non avrebbe retto in sede di giudizio" perche sul concorso esterno all'associazione mafiosa "fa giurisprudenza la sentenza di assoluzione della Cassazione nei confronti di Calogero Mannino".  Spiegando che la decisione di stralciare la posizione dei due indagati dall'inchiesta Iblis "è ovviamente figlia di una valutazione esclusivamente e meramente giuridica".

Nelle motivazioni della sentenza 7.651 del 14 febbraio del 2010, con la quale i giudici della
Cassazione hanno prosciolto Calogero Mannino, la Suprema Corte ribadisce che "la promessa e l'impegno del politico di attivarsi, una volta eletto, a favore della cosca mafiosa" realizzano il reato di concorso esterno a Cosa Nostra "a condizione che sia provato che tale patto elettorale politico-mafioso abbia prodotto risultati positivi, qualificabili in termini di reale rafforzamento o consolidamento dell'associazione mafiosa". Altrimenti non è possibile condannare nessuno sostenendo un "apodittico ed empiricamente inafferrabile contributo al rafforzamento dell'associazione mafiosa in chiave psicologica: nel senso che, in virtù del sostegno del politico, risulterebbe automaticamente aumentato, 'all'esterno' il credito del sodalizio nel contesto ambientale di riferimento, e, 'all'interno', rafforzato il prestigio dei
capi".

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