Naufragio in Tunisia. Napolitano: "Reagire moralmente"

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Un peschereccio libico, diretto a Lampedusa, era affondato al largo delle coste tunisine il 31 maggio. A bordo c’erano più di ottocento migranti. Molti di loro erano stati portati in salvo. Soltanto domenica 5 sono stati recuperati i primi corpi. VIDEO

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Le autorità tunisine hanno recuperato una ventina di corpi di migranti morti nell'affondamento del peschereccio libico, al largo delle coste tunisine di Kerkennah (GUARDA LA MAPPA). Una tragedia sulla quale è intervenuto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendo una reazione politica e morale.

Si sta quindi avverando, con puntualità, lo scenario delineato sabato 4 dal tenente colonnello Landounsi Tahar, comandante della Guardia costiera di Sfax, che sta coordinando le ricerche e che, subito dopo il naufragio del barcone partito dalla Libia, aveva approntato il dispositivo di recupero, allertando tutti i mezzi sotto il suo comando (insieme a quelli navali dell'esercito tunisino), che però erano stati costretti a rimanere in banchina per il mare grosso.

Le ricerche -
I dispersi dovrebbero essere non meno di 200, forse 270, sul totale di più di 800 che avevano preso posto sul barcone, a detta degli stessi migranti. Le nuove ricerche sono scattate all'alba di domenica 5, poco dopo le 5 ora tunisina (una in meno rispetto all'Italia) e proseguono freneticamente per evitare che un improvviso ritorno alle condizioni dei giorni scorsi impedisca alla piccola flotta di motovedette di riprendere il mare e di controllare le circa 40 miglia che separano l'isola Kerkennah (a poca distanza dalla quale è avvenuto il naufragio) alla costa.

Il monito di Napolitano - Di fronte alla tragedia dei tanti migranti inghiottiti dal mare, l'indifferenza è un rischio da scongiurare e per questo occorre reagire moralmente e politicamente. Lo scrive il capo dello Stato Giorgio Napolitano in una lettera inviata a Claudio Magris e che è stata pubblicata lunedì 6 sul Corriere della Sera.

Il capo dello Stato indica un doppio versante: quello della difesa dei diritti e della legalità, che richiede interventi per stroncare il traffico di esseri umani, che non è un'attivita' economica, ma "un crimine"; quello della risposta politica, che deve spingere a fare il massimo per "prevenire" questi viaggi che, sottolinea Napolitano, eufemisticamente sono chiamati "della speranza" e invece più verosimilmente sono "di morte".
La prevenzione si può fare con adeguate politiche di accoglienza, ricorda Napolitano, che nel 1998 fu autore della prima legge per la regolazione dei flussi. Oggi dice: occorre prevenire questi viaggi della morte e, nei paesi come il nostro, "aprirsi all'accoglienza" regolandola. Per Napolitano, "e' questo il dovere delle nazioni civili e della comunita' europea e internazionale, è questo il dovere della democrazia".


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