Il dramma di Teramo e quei genitori sopraffatti dallo stress

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E' difficile spiegare la tragedia della bimba lasciata in auto sei ore sotto il sole. Certo, spiega la psicologa Vegetti Finzi, "l'attività lavorativa assorbe tutte le energie". E la sociologa Zajczyk dice: pochi aiuti pubblici alle famiglie

di Giulia Floris

I tempi sempre più stressanti del lavoro, le esigenze della famiglia, la mancanza di servizi e la difficoltà di tenere insieme tutto. Il dramma del papà di Teramo, che ha dimenticato in auto per 6 ore la sua bambina di 22 mesi che doveva lasciare all’asilo prima di andare al lavoro, non è un caso isolato. L’ultimo precedente nel nostro Paese risale al maggio del 2008, quando una bimba di 2 anni è morta dopo essere stata dimenticata dalla madre in macchina sotto il sole e 10 anni prima, nel 1998, la stessa cosa era successa a Catania. Casi simili si contano anche in Francia, Belgio, Stati Uniti.
Ma come spiegare che genitori "normali" e presenti (come si è appreso nel caso del padre di Teramo, ora indagato per abbandono di minore), possano trovarsi in una situazione simile?

Secondo Silvia Vegetti Finzi, docente di Psicologia dinamica dell’università di Pavia, esistono delle precise forme di stress che colpiscono i genitori alle prese col lavoro. "Il lavoro – dice a Sky.it - è diventato così esigente che è diventato difficile tenere i figli al primo posto. L’attività lavorativa assorbe completamente le energie della persona e la precarietà e la competizione sociale acuiscono il problema fino a portare a un disagio profondo". La difficoltà a conciliare poi il lavoro con la famiglia fa il resto e i segnali di un simile malessere, secondo la psicologa, si possono cogliere davanti a fenomeni come "irrequietezza, ansia e insonnia".

Forme di disagio che si acuiscono, secondo Francesca Zajczyk, professoressa ordinaria di Sociologia Urbana all'Università Bicocca di Milano, per via della mancanza di una rete di servizi che vada incontro la famiglia. "L’organizzazione dei tempi e della vita familiare – dice a Sky.it -  è dettata dalle lancette dell’orologio: il lavoro diventa sempre più flessibile e precario ma i servizi amministrativi ed educativi non si adeguano e non vanno incontro alle famiglie, ad esempio con orari più flessibili, e così si rischia il cortocircuito".

"L’Italia - sottolinea la studiosa - è agli ultimissimi posti per gli investimenti pubblici negli aiuti alle famiglie, che si trovano a dover farcela da sole, con forme di auto aiuto, in primis i nonni, che sostituiscono la mano pubblica". "La situazione, poi - continua - si fa drammatica per chi non può contare sul self help, e l’obiettivo europeo dell’accesso per il 30% dei bambini agli asili nidi pubblici è ben lontano dall’essere raggiunto".

Secondo un'indagine dell’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori (Isfol), in effetti,  "per il 37% delle donne la decisione di avere figli dipende dalla disponibilità di familiari non conviventi nell’accudimento dei bambini e generalmente si tratta appunto dei nonni", mentre "solo il 12,7% dei bambini italiani riesce ad accedere alla rete pubblica dei servizi socio-educativi per la prima infanzia". E una ricerca di tre ricercatori dell’università Bocconi conferma la tendenza: "Le mamme che possono contare sull' aiuto di una nonna hanno il 40 per cento di possibilità in più di conciliare la famiglia con l' ufficio".

Ma se la responsabilità della famiglia ricade soprattutto sulle donne, nelle coppie giovani l’accudimento dei figli inizia a essere, fortunatamente, sempre più una responsabilità condivisa e così anche i padri si trovano a fare i conti con la difficoltà di conciliare tutto. "Gli uomini – dice Francesca Zajczyk – devono imparare a fare quello che le donne hanno sempre fatto imparare a tenere insieme cose diverse su più fronti".

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