“Ho la neve”: così il parroco avrebbe adescato i minori

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Trapelano le prime indiscrezioni sulle telefonate per gli inquirenti “inequivocabili” con cui Don Riccardo Seppia, il sacerdote di Sestri Ponente arrestato, avrebbe invitato i ragazzi a casa in cambio di cocaina. E intanto ci sono anche altri tre indagati

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Il giorno dopo la notizia dell'arresto di don Riccardo Seppia, il parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente, per violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, il quadro accusatorio e la vicenda nel quale quello è stato costruito, cominciano a diventare più chiare. Innanzitutto nell'inchiesta spuntano altre tre persone, indagate. Si tratterebbe di un ex seminarista, di 40 anni, indagato per prostituzione minorile e che potrebbe avere avuto un ruolo nell'adescamento degli adolescenti; un commerciante genovese e un uomo di Milano di cui non si conosce ancora la professione, entrambi accusati di cessione di stupefacenti.

Il filone di indagini milanesi trasmesso alla procura di Genova per competenza territoriale è condotto dal pubblico ministero Stefano Puppo e coordinato dal procuratore capo facente funzioni Vincenzo Scolastico; il gip che ha emesso i provvedimenti è Annalisa Giacalone. In secondo luogo, si chiarisce anche il perché le indagini siano state svolte dal Nas di Milano, il Nucleo antisofisticazioni dei Carabinieri. Le indagini sono state avviate per verificare un presunto giro di anabolizzanti usato nelle palestre e nelle saune milanesi. Nel corso di intercettazioni i militari si sono imbattuti in un giro di cocaina che aveva il centro di spaccio a Milano, città dove venivano a rifornirsi spacciatori e consumatori da tutta Italia. Secondo quanto si è appreso, tra i frequentatori di saune e palestre milanesi ci sarebbe stato anche Don Riccardo. Questi non si sarebbe limitato a usufruire dei servizi sportivi o di benessere ma sarebbe stato anche acquirente di stupefacenti. Lo scopo non sarebbe stato quello di assumere la sostanza ma, secondo indiscrezioni, di scambiarla, una volta tornato a Genova, con i ragazzini, presumibilmente in cambio di prestazioni sessuali. Da indiscrezioni risulta che le frequentazioni del parroco nelle saune e nelle palestre di Milano fossero abbastanza assidue. Una volta rientrato a casa, l'annuncio della disponibilità di droga veniva fatto con sms che inviava dal proprio telefono cellulare. Ai ragazzi faceva sapere di avere con sé la "neve" e li invitava ad andare a trovarlo a casa, proprio vicino alla chiesa dello Spirito Santo di via Calda, a Sestri Ponente.

I carabinieri avrebbero intercettato anche telefonate e sms rivolti a conoscenti, tra i quali, sembra, anche l'ex seminarista indagato per prostituzione minorile, in cui commentava e descriveva i rapporti e gli incontri avuti con i ragazzi. In particolare, al centro dell'inchiesta ci sarebbero gli abusi subiti da un chierichetto della zona, di 16 anni; con lui il parroco avrebbe avuto rapporti orali. Al vaglio degli investigatori, inoltre, ci sarebbero altri episodi, forse limitati ad approcci: approfondimenti sono in corso per comprendere se il prete abbia avuto relazioni - ed eventualmente di che natura - con un altro ragazzino minorenne, un maggiorenne e un quarto la cui età non è stata ancora stabilita dagli investigatori, di cui don Riccardo parla nelle numerose intercettazioni. Chi ha avuto modo di ascoltare le intercettazioni ha parlato di frasi "irripetibili".

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