Cardinale Sepe: "No a onori in chiesa per i camorristi"

Il cardinale Sepe alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede della Dia di Napoli
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I malavitosi "non potranno più fare da padrini e, dopo la morte, andranno direttamente al cimitero senza funerali" ha detto l'arcivescovo di Napoli all'inaugurazione della nuova sede della Dia. Plaude il quotidiano dei vescovi Avvenire

Camorristi e malavitosi non devono avere funerali in chiesa, non devono fare da padrini in occasione di cresime e battesimi, né da testimoni in occasione di matrimoni. Lo ha ribadito il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ai sacerdoti napoletani ai quali viene distribuito il nuovo volumetto di orientamento redatto dalla Curia.

A rendere note le disposizioni contenute nel volume lo stesso cardinale intervenendo alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede del centro operativo Dia di Napoli. "Qualche colpo alla camorra lo diamo anche noi - ha detto l'Arcivescovo, al momento del taglio del nastro - i camorristi devono sapere che non potranno più fare da padrini e, dopo la loro morte, non andranno in chiesa, ma direttamente al cimitero".
Saranno i sacerdoti, che conoscono i frequentatori della loro chiesa,  ha spiegato Sepe, a valutare, di volta in volta, chi abbia i requisiti o meno per poter svolgere il ruolo di padrino o di testimone o per avere la benedizione della salma.

E Avvenire appoggia la decisione del cardinale Sepe. "Una sanzione – scrive in un editoriale sul quotidiano dei vescovi il professor Giuseppe Savagnone, responsabile del progetto culturale per la diocesi di Palermo - la cui efficacia non sta solo nel far riflettere i criminali, ma nell'isolarli rispetto a un mondo culturale che tendeva a legittimarli come 'buoni cristiani’".
"E' vero però - ammette Savagnone - che non sempre nella pastorale ordinaria si e' saputo reagire con la necessaria lucidità e fermezza alle pretese di mafiosi, 'ndranghetisti e camorristi di far parte a pieno titolo della comunità cristiana, perfino cercando di esercitare un ruolo di primo piano nell'organizzazione di processioni, sagre e altri eventi religiosi". "Da qui - conclude Avvenire - l'opportunità di ribadire, come ha decisamente fatto il cardinale Sepe, l'invalicabile distanza che separa".

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