Melania, 48 ore dopo la scomparsa il cellulare era acceso

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Continuano ad emergere nuovi particolari sull’omicidio della 29enne di Somma Vesuviana. Un caso che il procuratore ha definito “un vero rompicapo”. Sotto esame anche le coltellate inferte post mortem. Il marito: "Ho fatto tanti errori ma non c'entro"

Il cellulare di Melania era ancora acceso due giorni dopo la scomparsa della donna. E' l'ultimo elemento che si aggiunge al "rompicapo" sul caso della 29enne di Somma Vesuviana, scomparsa il 18 aprile ad Ascoli Piceno e ritrovata il 20 aprile uccisa a coltellate nei boschi di Ripe di Civitella (Teramo). Sul corpo di Melania è stato eseguito un nuovo esame autoptico per cercare di avere nuovi elementi utili alle indagini. Il marito, dopo esser stato ascoltato per ore dagli inquirenti, si difende in tv. "Ho fatto tanti errori - dice riferendosi alle relazioni extraconiugali che ha avuto - ma tutto questo non c'entra con quello che è successo a Melania".

Nuovo esame autoptico - E' durato circa due ore il nuovo esame sulla salma di Melania Rea, la donna di 29 anni di Somma Vesuviana  Nessuna dichiarazione da parte del pm Umberto Monti all'uscita dell'obitorio. Il magistrato si è limitato a negare la presenza di nuovi elementi, affermando che "sono stati compiuti ulteriori accertamenti i cui risultati saranno noti nei prossimi giorni". Monti ha poi confermato la concessione del nulla osta per la sepoltura.
Il professor Adriano Tagliabracci, l'anatomopatologo che aveva eseguito l'autopsia e che ha effettuato il nuovo esame sul cadavere ha confermato la verifica, resasi necessaria, di alcuni dettagli.

Funerali di Melania la prossima settimana - Anche il fratello della vittima, Michele Rea, non ha voluto rilasciare dichiarazioni, limitandosi soltanto a confermare la possibilità di eseguire i funerali molto probabilmente nella prossima settimana: a chi gli chiedeva dell'eventuale coinvolgimento del cognato, Salvatore Parolisi, Michele ha confermato piena fiducia nel caporalmaggiore. Il nuovo esame mira a stabilire l’arco temporale durante il quale è stato commesso l’omicidio, valutando anche il periodo o la data di alcune coltellate che sarebbero state inferte post mortem sul corpo della donna.

Il cellulare acceso due giorni dopo la scomparsa - Intanto emergono nuovi dettagli che potrebbero forse aiutare gli investigatori in un caso che il procuratore di Ascoli Piceno Michele Renzo non ha esitato a definire “un vero rompicapo”. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Adnkronos a due giorni dalla scomparsa di Carmela Melania Rea, il suo cellulare era ancora acceso. La batteria del cellulare avrebbe dovuto scaricarsi e, invece, la mattina del mercoledì 20 aprile è di nuovo attiva. L'ipotesi, quindi, è che il cellulare possa essere stato spento dall'assassino, che potrebbe aver tolto la batteria e poi averla rimessa. Agli elementi sull'inchiesta per l'omicidio di Carmela Melania Rea si aggiunge il fatto che il cellulare di Melania ha squillato fino alle 19 circa del 18 aprile, giorno in cui la donna sarebbe scomparsa dal pianoro di Colle San Marco di Ascoli Piceno, secondo la versione del marito Salvatore Parolisi, con cui stava trascorrendo qualche ora all'aperto insieme alla loro bambina di 18 mesi. Dopo le 19, il cellulare di Melania non ha più squillato alle numerose chiamate di chi la stava cercando, la maggior parte della famiglia preoccupatissima, ma ha ripreso a farlo un giorno e mezzo dopo, la mattina del 20 aprile, in quel mercoledì in cui, nel pomeriggio, è stata ritrovata senza vita.

L'anello ritrovato - Arriva anche una precisazione sull’anello di fidanzamento, all'indomani della notizia del ritrovamento: “E’ stato trovato nel bosco e già repertato il 20 aprile scorso non di recente” afferma all’agenzia di stampa Agi il colonnello Alessandro Patrizio, comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno.

Il marito: "Io non c'entro" - Salvatore Parolisi, il vedovo di Melania Rea, ammette "i propri errori", ma - dice - non c'entrano "con quello che è successo" alla moglie. Intervistato da Quarto Grado, la trasmissione di Rete4 condotta da Salvo Sottile - che ha diffuso un'anticipazione - l'uomo rivolge un appello : "Portarmi chi è stato: questo dovete fare". "Io sono una persona distrutta", racconta Parolisi. E aggiunge: "Anziché indagare su quello che uno ha potuto fare sbagliare o meno andassero a beccare chi è stato. Chiedo questo a tutti: darmi una mano, a chi ha visto qualcosa  e sentito qualcosa lì, a San Marco. Non voglio, non voglio che si continui a far soffrire la mia famiglia, la sua famiglia, tutte le persone che la conoscono e sentire tutte queste cose su di me".

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