Ancora sbarchi: a Lampedusa arrivano in migliaia. VIDEO

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Per tutta la giornata di venerdì 13 maggio le motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza hanno fatto la spola con il porto, soccorrendo oltre 1.300 profughi. Frattini e Maroni continuano a sollecitare un "maggiore impegno" dell'Ue

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Mentre il mondo si interroga sulla sorte di Gheddafi, l'unica certezza viene dalla linea adottata dal colonnello per rispondere all'attacco militare dell'Occidente con le "bombe umane" lanciate contro l'Europa. Decine di boat people continuano infatti a salpare dalle coste libiche verso Lampedusa, con l'avallo, se non addirittura con il sostegno concreto, dei militari del rais. Ne sono convinti anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e quello dell'Interno Roberto Maroni, che continuano a sollecitare un "maggiore impegno" da parte dell'Ue. Secondo il titolare della Farnesina quello utilizzato dal regime di Gheddafi "è uno strumento criminale" di pressione, anche se il premier Berlusconi sottolinea che l'Italia "è un grande paese che non può temere l'arrivo di qualche migliaio di immigrati" che vanno invece accolti "con generosità".

Intanto a Lampedusa è di nuovo emergenza. Non c'è stato neanche il tempo di rifiatare dopo che l'isola si era svuotata e dal Centro di prima accoglienza erano partiti gli ultimi minori ancora rimasti, quando i primi barconi hanno cominciato a profilarsi all'orizzonte. Per tutta la giornata di venerdì 13 maggio le motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza hanno fatto la spola con il porto, soccorrendo oltre 1.300 profughi partiti dalla Libia. Una contabilità aggiornata di ora in ora: 166, 265, 191, 142. Questi ultimi tratti in salvo da una motovedetta della Guardia Costiera poco prima che affondasse la "carretta" sulla quale viaggiavano, che era stata soccorsa anche da una nave della Nato impegnata nelle operazioni militari in Libia. A poche miglia di distanza un altro boat people stracarico con 493 profughi, tra i quali moltissime donne e bambini. Era alla deriva dopo la rottura del timone, lo stesso guasto che domenica scorsa aveva provocato il drammatico naufragio di un barcone davanti agli scogli del porto di Lampedusa. Nella zona sono state inviate sei motovedette per effettuare il trasbordo di quasi cinquecento persone prima che succedesse l'irreparabile.

Sulla banchina del porto si ripete sempre lo stesso copione. Con gli arrivi dei profughi e il loro trasferimento in pullman verso il Centro di accoglienza di contrada Imbriacola. Gli immigrati provengono da tutti i paesi dell'Africa sub sahariana: Nigeria, Mali, Costa D'Avorio, Eritrea, Somalia, ma anche dal Bangladesh e qualcuno perfino dalla Tunisia. Dopo il recente giro di vite delle autorità nordafricane, legato all'accordo bilaterale stipulato con l'Italia, è diventato infatti più facile imbarcarsi per Lampedusa dalle coste libiche piuttosto che da quelle tunisine. Dalla Tunisia continuano invece piccoli sbarchi "fai da te" con qualche decina di migranti, come i due gommoni approdati a Pantelleria o i tre gusci in vetroresina con qualche decina di migranti intercettati a Linosa, nei pressi dello scoglio di Lampione, perfino al largo di Mazara del Vallo.

A fine giornata si fa la conta dei barconi giunti nelle Pelagie: otto nel giro di 12 ore. Tra questi, secondo la Guardia Costiera, potrebbe esserci anche quello che giovedì sera aveva lanciato l'Sos con un telefono satellitare, mentre si trovava ancora in acque libiche: "Veniteci a prendere, stiamo imbarcando acqua". Quel numero ha squillato a vuoto tutta la giornata prima di non dare più segni di vita. Pietro Carosia, del comando generale delle Capitanerie di Porto, spiega che negli ultimi tempi i “thuraya”, come vengono chiamati questi costosi apparecchi satellitari, vengono fatti sparire prima ancora dell'arrivo in porto. La speranza è che la telefonata sia partita proprio da uno dei barconi poi soccorsi dalle motovedette, forse proprio quello che stava per affondare. Ma l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, che da Ginevra ha parlato di 1.200 migranti morti in mare dall'inizio della crisi libica, auspica che questa ipotesi venga riscontrata con assoluta certezza.

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