Catania, l'Etna si risveglia. E l'aeroporto chiude

Lo spesso strato di cenere lavica vicino al rifugio Sapienza, l'arrivo della tappa Messina-Etnia del Giro d'Italia, previsto per domenica 15 maggio
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Cenere nera in città e una colata di magma in una valle desertica. Sono i primi effetti dell’attività del vulcano siciliano che si è risvegliato mercoledì notte. Fenomeni normali, secondo gli esperti. Ma intanto lo scalo Fontanarossa è chiuso

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Ha subito una brusca accelerata, la notte tra l’11 e il 12 maggio, l'attività sull'Etna. Dalle 2 alle 6 il "pit crater", la depressione che si è aperta sul fianco orientale del cratere di Sud-est, ha emesso forti boati accompagnati da fontane di lava. Cenere lavica nera è ricaduta su Catania, sui centri abitati a sud del vulcano e sulla pista dell’aeroporto Fontanarossa.
I fenomeni stromboliani – cioè l’attività esplosiva dell’Etna che lancia in aria a centinaia di metri d’altezza magma incandescente -  durati quattro ore, hanno causato la chiusura all'alba dello scalo cittadino. Se nella notte l'Etna non deciderà di farsi risentire, l’aeroporto dovrebbe riaprire venerdì 13 maggio. Dal "pit crater" del vulcano attivo più alto d'Europa c'é stata anche la fuoriuscita di una colata, scarsamente alimentata, che si è diretta nella desertica Valle del Bove.

Per gli esperti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania, i fenomeni rientrano nella normale attività dell'Etna. Se l'eruzione è stata uno spettacolo senza danni sul vulcano, gli effetti indiretti si sono visti e vissuti a valle con l'aeroporto di Catania bloccato tutta la giornata per la presenza di cenere lavica sulla pista che ha portato alla cancellazione di 160 voli, 80 in arrivo e altrettanti in partenza. Nonostante l'inteso lavoro degli spazzatori, il vento ha continuato a trasportare il pulviscolo sullo scalo rendendo insicuri atterraggio e decollo degli aerei. Per questo, dopo avere preannunciato una riapertura in giornata, l'unità di crisi ha deciso di rinviare la ripresa dell'operatività dello scalo a venerdì mattina, dopo un sopralluogo sul posto prima dell'alba.

E difficoltà ci potrebbero essere per la nona tappa del Giro d'Italia di ciclismo, Messina-Etna, in programma domenica 15 maggio, per la presenza di polvere vulcanica sul percorso: attualmente sui tornanti del vulcano c'é uno strato di due centimetri di cenere e di piccole pietre nere. "La tappa non è a rischio – ha assicurato il direttore del Giro, Angelo Zomegnan - il tratto interessato sono solo gli ultimi quattro chilometri”. Ma sul posto sono già al lavoro squadre locali, che stanno ripulendo la strada. Tutto, comunque, è legato all'umore di Iddu (lui), come i catanesi chiamano l'Etna in dialetto, che nella sua attività eruttiva è sempre più imprevedibile.

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