Pisapia, assolto per non aver commesso il fatto

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L'accusa di furto mossa da Moratti al suo avversario rievoca un'inchiesta del pm Spataro sull'estrema sinistra per cui lo sfidante del sindaco scontò anche 4 mesi di carcere ingiusto. Si concluse nell'86 con il riconoscimento della sua totale innocenza

(in fondo all'articolo tutti i video sul faccia faccia tra Moratti e Pisapia)

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L'attacco del sindaco di Milano Letizia Moratti a Giuliano Pisapia nel corso del confronto a SkyTG24 ha riportato alla luce cronache dei primi anni '80, prima della 'Milano da bere' quando ancora le Br e Prima Linea minacciavano il paese.  Il procuratore aggiunto Armando Spataro, indicato oggi dal centrodestra come "toga rossa", in quegli anni di piombo indagacva sul terrorismo rosso e fu proprio lui l'accusatore di Pisapia, per il quale dispose l'arresto portandolo in giudizio davanti alla Corte d'assise di Milano.

L'arresto ingiusto nel 1980 - Il candidato sindaco del centrosinistra a Milano, assolto con sentenza passata in giudicato (LEGGILA) (diversamente da quanto sostenuto da Letizia Moratti, guarda il video), viene arrestato nell'ottobre del 1980, a 31 anni. Con lui vengono arestate altre dieci persone e due anni dopo, a conclusione della complessa istruttoria sull'attività di Prima Linea e dei Comitati Comunisti Rivoluzionari legati alla rivista 'Metropoli', Spataro chiederà il rinvio a giudizio davanti alla Corte d'Assise di Milano per 163 persone.

Il processo per concorso morale nel furto e l'amnistia - Sono due le accuse per le quali Pisapia viene arrestato nell'ottobre del 1980: partecipazione alla banda armata 'Prima Linea' e concorso morale nel furto di un furgoncino che doveva servire al sequestro (mai attuato) di William Sisti, militante dell'Mls (Movimento Lavoratori per il Socialismo).
Secondo l'accusa, che si basava sulle rivelazioni di alcuni pentiti, nel 1977 Pisapia aveva partecipato ad una riunione con Marco Donat Cattin e Massimiliano Barbieri nel corso della quale era stato deciso di dare una lezione al capo del servizio d'ordine dell'Mls, in quanto era solito aggredire i militanti di altri gruppi.

Pisapia resta 4 mesi in carcere: prosciolto dall'accusa di banda armata dallo stesso pm, viene rinviato a giudizio nel giugno del 1982 solo per l'accusa di concorso morale nel furto. Il processo di primo grado si conclude il 22 ottobre del 1984 con l'amnistia e, secondo quanto ricorda anche Lugi Ferrarella sul Corriere della Sera, la Corte d'Assise esplicitamente scrive che, se non fosse intervenuta l'amnistia, Pisapia sarebbe comunque stato "assolto per insufficienza di prove".

L'appello e l'assoluzione - Nonostante l'estinzione del reato e della pena, però, Pisapia rinuncia all'amnistia e decide di fare ricorso in appello per cercare totale giustizia. Non poteva pensare allora che questa scelta lo avrebbe tanto premiato oltre 30 anni dopo, in una allora inimmaginabile corsa per la poltrona di sindaco di Milano.
Così la III Corte d'Assise d'Appello di Milano presieduta da Luigi Maria Guicciardi, nel procedimento n.76 del 1985, lo assolve nel merito con formula piena, ovvero per non avere commesso il fatto.
"In conclusione non vi è prova - è scritto nella sentenza dell'8 marzo 1986 - di una partecipazione del Pisapia, sia pure solo sotto il profilo di un concorso morale, al fatto per il quale è stata elevata a suo carico l'imputazione di furto, dalla quale l'appellante va pertanto assolto per non aver commesso il fatto".

Pisapia ne aveva già scritto sul suo sito - Di questa vicenda, era stato lo stesso Pisapia a parlare sul suo sito, il 18 marzo scorso (e la cosa era stata ripresa anche da alcuni giornali, per esempio il Corriere della Sera).
In occasione di una visita al carcere di San Vittore, l'avvocato candidato sindaco del centrosinistra, aveva infatti scritto di quando fu arrestato "innocente, per banda armata e concorso morale nel furto di un'autovettura. Prosciolto dalla prima accusa (banda armata) con formula piena nella fase istruttoria (allora vi era ancora la formula dell'insufficienza di prove); giudicato e assolto anche per l'accusa di concorso morale in furto, reato coperto da amnistia dal quale però i giudici mi hanno assolto nel merito, cosa possibile solo in quanto risultava evidente la mia innocenza. Un errore giudiziario, riconosciuto da una sentenza passata in giudicato, che comunque ho pagato con quasi quattro mesi e mezzo di carcere". Un'esperienza di vita che l'ha certamente guidato nella sua successiva carriera di avvocato penalista e che fa sì, oggi che è anche uomo politico, che anche dalle file del centrosdestra, Pisapia sia considerato un vero garantista
Dopo lo scontro in tv con la Moratti, Pisapia ha pubblicato sul proprio sito anche alcune pagine della sentenza.

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