Immigrati, la Nato apre un'inchiesta per mancato soccorso

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Dopo la denuncia del Guardian, si indaga sul caso di profughi lasciati morire di fame e di sete a bordo di una barca. La vicenda risale a fine marzo. Intanto, sono stati ritrovati altri tre cadaveri sotto il barcone rimasto incagliato all'alba di ieri

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Una tragedia sfiorata quella di domenica 8 maggio e relativa al naufragio di un barcone davanti al porto di Lampedusa, dove 528 migranti sono stati tratti in salvo. Non tutti,però, contrariamente a quanto si pensava. Lunedì 9 maggio, infatti, sommozzatori della guardia costiera hanno recuperato tre corpi, tutti di sesso maschile. I tre sarebbero finiti a causa delle onde sotto il vecchio peschereccio incagliatosi sulla scogliera e non sarebbero più riusciti a riemergere.

La Nato apre un'inchiesta per mancato soccorso - Sul tema immigrazione, inoltre, emerge un nuovo importante particolare. Secondo quanto denunciato dalle colonne del Guardian, la Nato non intervenne per soccorrere un barcone di migranti naufragato nel Canale di Sicilia alla fine di marzo. E' quanto emerge dalle verifiche condotte dal quotidiano britannico, che dedica alla vicenda, in parte già nota, un lungo articolo con nuovi dettagli che ricostruiscono punto per punto ciò che sarebbe successo.
Il barcone era partito da Tripoli ed era diretto a Lampedusa il 25 marzo scorso quando si verificò un naufragio in cui morirono 65 persone e per il quale era stato denunciato il mancato soccorso della Nato. Stando a quanto appreso dal quotidiano britannico, tra i 72 migranti a bordo c'erano 47 etiopi, sette nigeriani, sette eritrei, sei ghanesi e cinque sudanesi. Tra loro 20 donne e due bambini piccoli, uno di un anno. Il capitano era ghanese.

La ricostruzione della tragedia - Attraverso testimonianze dei sopravvissuti e altri che erano in contatto con i passeggeri durante la traversata, il Guardian ha ricostruito quanto sarebbe accaduto in quelle ore che hanno condannato alla morte i migranti a causa di una "combinazione di sfortuna, burocrazia e apparente indifferenza da parte delle forze militari europee che avrebbero potuto tentare un soccorso", scrive il Guardian. Il giornale sottolinea che i migranti utilizzarono il telefono satellitare di bordo per contattare Don Mosé Zerai a Roma (sacerdote eritreo presidente dell'agenzia Habeshia che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo) che a sua volta contattò la Guardia costiera italiana. Questa garantì a Zerai che l'allarme era stato lanciato e che tutte le autorità competenti erano state allertate.

Un elicottero consegna acqua e biscotti - Sempre secondo la ricostruzione del Guardian, un elicottero militare sorvolò il barcone e uomini in tenuta militare consegnarono ai migranti bottigliette d'acqua e biscotti, affermando inoltre che da lì a breve sarebbero giunti soccorsi. Soccorsi che non arrivarono mai, però.
Il giornale sottolinea quindi che nessun Paese ha poi ammesso di aver inviato quell'elicottero e aggiunge che un portavoce della guardia costiera italiana ha affermato: "Abbiamo avvisato Malta che l'imbarcazione si stava dirigendo verso la loro zona di ricerca e soccorso e abbiamo diramato un'allerta segnalando la presenza del barcone e indicando alle imbarcazioni nella zona di effettuare eventuali soccorsi". Da parte loro, afferma ancora il Guardian, le autorità maltesi hanno negato di aver mai ricevuto tale indicazione.

Gli immigrati lasciati morire - Il barcone fu così lasciato al suo destino: due giorni dopo aveva perso la rotta, esaurito il carburante ed era in balia delle correnti. Fino a quando, tra il 29 e il 30 marzo, vi passò molto vicino un mezzo della Nato, una portaerei in particolare, stando alle testimonianze raccolte dal giornale, talmente vicino che era impossibile non notare il barcone. Il Guardian scrive che, stando alle verifiche effettuate, è possibile che il mezzo Nato in questione fosse la portaerei francese Charles de Gaulle.

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