Calisto Tanzi, la Cassazione riduce la pena per aggiotaggio

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Arriva la sentenza definitiva per l’ex patron della Parmalat, che dovrà risarcire 103 milioni di euro a 32 mila piccoli risparmiatori. La Corte ha dichiarato prescritti i reati fino al 18 giugno 2003 e ridotto da 10 a 8 anni la condanna di appello

La Cassazione ha ridotto a otto anni e un mese la condanna a 10 anni di carcere per aggiotaggio inflitta dalla Corte d'Appello di Milano all'ex patron di Parmalat Calisto Tanzi. La Suprema Corte ha accolto così la richiesta del procuratore generale della Cassazione, che lunedì aveva chiesto che la pena venisse rideterminata al ribasso perché parte della accuse imputate a Tanzi sono cadute in prescrizione. In particolare, sono state dichiarate prescritte alcune accuse relative a false informazioni al mercato fino al 18 giugno 2003.
Subito dopo la sentenza, uno dei legali dell'ex patron Parmalat, Giampiero Biancolella, ha detto di aver presentato alla Procura di Milano un'istanza di sospensione della pena in attesa che la magistratura di sorveglianza accolga o meno la richiesta di far scontare la
condanna ai domiciliari perché ultrasettantenne.

Altre sentenze - I giudici della Quinta sezione penale hanno inoltre ricalcolato, al ribasso, sempre a causa della prescrizione, la condanna per il consigliere indipendente di Parmalat, Luciano Silingardi: aveva avuto 3 anni in appello, ora esce con 1 anno, 2 mesi e 15 giorni di reclusione con sospensione condizionale della pena. Per lui la prescrizione è stata dichiarata fino all'episodio dell'8 dicembre 2003. E' stata, inoltre, annullata con rinvio alla Corte d'Appello di Milano, la condanna a 2 anni e 6 mesi per Giovanni Bonici, ex presidente di Parmalat Venezuela. I supremi giudici hanno poi respinto il ricorso di Bank of America e del funzionario dell'istituto di credito statunitense, Luca Sala che, comunque, era stato già prosciolto. La Quinta sezione penale, infine, ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle 17 parti civili contro il proscioglimento dei consiglieri indipendenti, Paolo Sciumé ed Enrico Barachini.

Per Tanzi sentenza definitiva, ma carcere incerto - La Cassazione è l'ultimo grado di giudizio e quindi la sentenza è ora definitiva. A questo punto la Suprema corte dovrà inviare il dispositivo alla procura di Milano perché provveda al calcolo e all'esecuzione della pena da scontare. Dagli otto anni e un mese, verranno sottratti in primo luogo i sei mesi di "presofferto" cioè della carcerazione preventiva scontata all'esplodere dell'inchiesta alla fine del 2003 (anche se quei sei mesi erano relativi al procedimento di Parma), da questi, dicono fonti legali, dovranno essere tolti anche tre anni per effetto dell'indulto del 2006. Il totale della pena da scontare dovrebbe così arrivare a quattro anni e sette mesi. Resta da vedere se la condanna verrà scontata in parte in carcere o se - viste le condizioni di salute di Tanzi che il 18 novembre scorso ha compiuto 72 anni - verrà stabilita la detenzione domiciliare (articolo 47 ter comma 01 dell'ordinamento penitenziario). C'è poi da aggiungere che, una volta raggiunta la soglia dei tre anni da scontare, può entrare in gioco l'istituto dell'affidamento in prova ai servizi sociali.

Risarcimento ai risparmiatori - Con questo verdetto esce, sostanzialmente confermata – per lo più eccetto le dichiarazioni di prescrizione - la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Milano il 26 maggio 2010 con il quale era stato riconosciuto il diritto dei 32 mila piccoli risparmiatori truffati dal crac del gruppo Parmalat a ricevere 100 milioni di euro, titolo di provvisionale, come risarcimento del danno. Questa provvisionale era stata negata in primo grado. Nel corso dei processi di primo e secondo grado i risparmiatori erano riusciti ad ottenere circa 90-95 milioni di euro concludendo accordi di transazione con Bank of America. Complessivamente il crac è stato pari a circa mille milioni di euro. Al centro del procedimento milanese non c'era la bancarotta - reato per il quale Tanzi è stato condannato a 18 anni in primo grado a Parma - ma le operazioni, le attività e le informazioni che secondo la ricostruzione dell'accusa ingannarono il mercato e gli organi di vigilanza sulla reale situazione del gruppo.

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