Mediatrade, Berlusconi in tribunale. Ma prima attacca i pm

Silvio Berlusconi all'uscita del Tribunale di Milano
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Il premier, imputato per frode fiscale e concorso in appropriazione indebita, ha reso dichiarazioni spontanee ai giudici di Milano. Davanti al gup ha spiegato il ruolo degli intermediari nel mercato dei diritti tv

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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è presentato lunedì 2 maggio in aula a Milano per l'udienza preliminare del processo Mediatrade, rendendo dichiarazioni spontanee, atteso da una ventina di suoi sostenitori e da diversi contestatori.

Le dichiarazioni spontanee - All'uscita dal tribunale per una pausa dell'udienza - che è ripresa alle 15 - Berlusconi, parlando coi suoi sostenitori in attesa, ha detto che "è andato tutto bene". L'avvocato e parlamentare del Pdl Niccolò Ghedini ha detto ai giornalisti che il premier ha rilasciato ai giudici delle dichiarazioni spontanee. "Ha spiegato in generale come funziona il mercato internazionale dei diritti televisivi, il meccanismo di utilizzazione degli intermediari".
Secondo alcune fonti il premier avrebbe preso la parola poco prima della sospensione dell'udienza, riagganciandosi ad alcune dichiarazioni fatte dall'avvocato Roberto Pisanu, legale di Frank Agrama, indicato come socio occulto. Berlusconi avrebbe spiegato che è normale, quando si acquistano grandi pacchetti di diritti tv, fare uso di intermediari. Gli stessi che assumendosi il rischio di non vendere hanno anche dei margini di guadagno. Davanti al tribunale c'erano anche alcuni oppositori del premier (GUARDA LE FOTO). Uno di loro si è scagliato contro le transenne urlando insulti ed è stato subito allontano dalla sicurezza.

Attacco ai magistrati - All'arrivo in tribunale, commentando l'uccisione di Osama bin Laden in Pakistan (GUARDA IL VIDEO), Berlusconi ha fatto un accenno polemico al processo: "Non voglio in questa occasione stigmatizzare questo fatto perché è certamente qualcosa che non va nella direzione giusta per una democrazia, cioè avere il proprio responsabile del governo costretto a passare delle ore in tribunale mentre ci sono tutti questi accadimenti internazionali importanti e c'è una situazione internazionale importante che richiederebbe la sua presenza nel Paese". Berlusconi è tornato a dire che i fatti contestatigli "sono pure invenzioni e rappresentano l'ennesima dimostrazione di una volontà, quella della Procura di Milano, che già per 24 volte mi ha portato a processo con le accuse che gli stessi magistrati che poi hanno fatto il giudizio hanno dichiarato infondate. Sarebbe bastato che uno di questi colpi fosse andato a segno per eliminare dalla vita politica chi nella vita politica c'è perché il popolo lo ha scelto attraverso elezioni democratiche".

Rimosso il gazebo dei sostenitori - Intanto nei giorni scorsi, dopo la protesta dei vertici giudiziari, è stato rimosso un gazebo di sostenitori davanti al tribunale. L'11 aprile scorso, in occasione di un'udienza di un altro processo in cui è imputato - quello per i presunti fondi neri Mediaset -, si era svolta una vera e propria manifestazione a favore del leader del Pdl, con circa 200 persone che portavano striscioni e palloncini. Lo stesso premier, una volta uscito dal tribunale, aveva tenuto un irrituale comizio attaccando nuovamente i giudici e definendo il processo una perdita di tempo.

Le accuse al premier - Per la vicenda Mediatrade i pm Fabio de Pasquale e Sergio Spadaro hanno chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi e degli altri 11 imputati, tra cui il figlio del premier, Piersilvio, vicepresidente di Mediaset, e il presidente Fedele Confalonieri. Il premier è imputato per frode fiscale e concorso in appropriazione indebita. Secondo i pm Berlusconi sarebbe stato il socio occulto dell'imprenditore Frank Agrama, anche durante il suo mandato da presidente del Consiglio, allo scopo di sottrarre denaro a Fininvest e poi a Mediaset per nasconderlo all'estero ai danni di azionisti, fisco americano e italiano. Per Berlusconi si tratta invece di "accuse false e ridicole". Il caso Mediatrade, ultimo "stralcio" del procedimento principale sulla compravendita dei diritti tv Mediaset, era stato sospeso nel giugno scorso in attesa del pronunciamento della Consulta sul legittimo impedimento. La Corte Costituzionale ha parzialmente bocciato la legge e il processo è così ripreso.

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