Caso Ruby, Fede: "Grossolani errori negli atti"

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Il 14 febbraio 2010, poco prima che Karima facesse il suo ingresso per la prima volta a Villa San Martino, l'utenza di Lele Mora è stata attribuita al direttore. Questa la tesi sostenuta dai difensori del giornalista, che chiedono l'archiviazione

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Nell'ambito dell'inchiesta principale sul cosiddetto caso Ruby, il direttore del Tg4 Emilio Fede, venerdì 29 aprile, ha ribadito in una conferenza stampa coi suoi avvocati di non aver portato alle feste ad Arcore la ragazza marocchina al centro del processo che vede indagati anche la consigliera regionale del Pdl Nicole Minetti e l'impresario Lele Mora.
I legali di Fede, Nadia Alecci e Gaetano Pecorella, hanno spiegato che tutta l'ipotesi accusatoria si fonda su un "errore grossolano". Negli atti della procura infatti la telefonata del 14 febbraio 2010, la prima sera in cui Ruby giunge ad Arcore, viene indicata come una chiamata in cui Ruby contatta Fede ma il numero di cellulare indicato come utenza di Fede in realtà appartiene a Mora.

La memoria difensiva - Qualche settimana fa l'avvocato di Minetti ha presentato ai pm una memoria che di fatto scarica le responsabilità nei confronti di Fede e Mora dicendo che le escort ad Arcore venivano portate da loro due e non da Minetti. I tre sono accusati di induzione e sfruttamento della prostituzione, anche minorile.
Inoltre, gli avvocati hanno riferito di aver sentito nelle loro indagini difensive un impresario che dice di aver incontrato Ruby a Milano per un casting, che non andò bene, al termine del quale l'impresario mandò la ragazza da Lele Mora. Secondo gli avvocati questo passaggio dimostrerebbe che non fu Fede a portare Ruby ad Arcore e che il direttore del Tg4 non è stato contattato da lei.
Stanto ai legali, il primo contatto telefonico tra Ruby e Fede si ha il 26 aprile 2010, e successivamente si hanno altre 12 telefonate alle quali Fede dice di non aver mai risposto.

Nell'ambito di questa indagine, che ruota attorno a Ruby, è stata stralciata la posizione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il cui processo con rito immediato con l'imputazione di prostituzione minorile è iniziato il 6 aprile davanti al Tribunale di Milano.

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