Pestaggio dopo il rave: "Un gesto lucido e spietato"

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Così il gip di Firenze nella convalida d'arresto di Matteo Gorelli, l'unico maggiorenne tra i 4 aggressori dei carabinieri ridotti in fin di vita. Nessun genitore sapeva del rave party. Il governatore toscano Rossi: "Servono regole per questi raduni"

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"Un'esplosione di ferocia inaudita", che mette in evidenza "la spietatezza e la lucidità successiva" nonché "l'altissima pericolosità del soggetto". Con queste parole il gip di Grosseto ha convalidato l'arresto di Matteo Gorelli, l'unico maggiorenne dei quattro giovani che hanno aggredito e ridotto in fin di vita lunedì 25 aprile a Sorano, nel Grossetano, due militari. Davanti al gip Gorelli, studente 19enne di Cerreto Guidi, si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha chiesto informazioni sulle condizioni di salute dei carabinieri. Gorelli è accusato di concorso in duplice tentato omicidio, concorso in rapina, resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza. La procura dei minori di Firenze ha intanto chiesto la convalida degli arresti anche per i tre diciassettenni, che si trovano al Centro di prima accoglienza di Firenze.

L'episodio - "Ci dispiace, l'alcoltest è positivo, ti dobbiamo togliere la patente". E subito parte il massacro con calci, pugni e un paletto usato come arma. Quello che doveva essere un normale controllo stradale presso un rave party in Maremma, si è trasformato in un pestaggio furioso contro due carabinieri.
Intorno alle 9 del 25 aprile l'appuntato scelto Antonio Santarelli, 43 anni di Teramo, sposato con un figlio di 13, e il carabiniere scelto Domenico Marino, 34 anni di Caserta, fermano Matteo Gorelli, alla guida di una Renault Clio. Con lui due amici, un barista e un carrozziere, e un'amica, studentessa. Provengono da Vinci, Capraia e Limite, Lastra a Signa, nel Fiorentino. Dall'alcol test emerge che Gorelli ha un tasso dello 0,86% (0,5 il limite consentito), condizione per cui scatta la revoca del permesso di guida ai neo-patentati. Appena Santarelli e Marino glielo spiegano, si scatena l'aggressione. Accanita. Calci, pugni e colpi con un paletto preso da una recinzione sul posto, sono sferrati con violenza inaudita. Non ci sono testimoni diretti, ma si pensa che tutti i quattro giovani abbiano partecipato all'aggressione. I corpi feriti di Marino e Santarelli sono notati subito da una pattuglia in servizio nella zona. Intuita l'aggressione e vista la Clio in fuga, scatta l'inseguimento. Per fermare i quattro ragazzi, i carabinieri sono costretti a sparare alle gomme della macchina.

Le condizioni dei carabinieri - Santarelli è tenuto in coma farmacologico, dopo l'intervento subito lunedì sera per ridurre un ematoma alla testa. Le sue condizioni sono stabili, anche se molto gravi. Marino, invece, rischia di perdere l'occhio destro e ha diversi traumi al viso. Entrambi sono ricoverati all'Ospedale Le Scotte di Siena.

I genitori: "Una cosa troppo grave" - Incredulità, sbigottimento e soprattutto vicinanza ai due militari e alle loro famiglie. E' lo stato d'animo di Francois Gorelli, il padre di Matteo. "Con nostro figlio non abbiamo parlato - ha spiegato Francois - Spero di farlo presto, voglio sentire da lui cosa è successo. Noi non riusciamo a capirlo. Quello che è accaduto è una cosa troppo grave. Per noi è un terribile fulmine a ciel sereno. E' come se ci fosse esplosa la caldaia in casa il giorno dopo averla fatta controllare. Mio figlio è un ragazzo tranquillo, non avrei mai immaginato una cosa simile". "In questo momento - continua il padre -, prima ancora di pensare agli aspetti legali, il nostro pensiero va alle famiglie dei due carabinieri. Speriamo che si riprendano e che non riportino conseguenze gravi nel tempo". Matteo Gorelli abita a Cerreto Guidi (Firenze) e frequenta l'istituto industriale statale di Empoli. Ha una sorella più piccola: il padre ha un'attività in proprio e vive a Castelfiorentino, mentre la madre lavora alle Poste. "Ho visto Matteo il giorno di Pasqua - conclude il padre - Non mi aveva detto che sarebbe andato a Grosseto per una festa. Era sereno in questi giorni. Da poco aveva preso un cagnolino e lo seguiva con grande attenzione. Era felice. Non so chi siano gli altri ragazzi, non li ho mai sentiti nominare". Come il padre di Matteo, sembra che neanche i genitori dei tre minorenni sapessero che i figli avrebbero partecipato al rave party in Maremma.

Il governatore toscano Rossi: occorrono regole - Sulla vicenda è intervenuto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha rivelato di stare pensando a una norma per regolamentare i rave party. "Non si può non stabilire un legame tra il fatto in sé, la reazione violenta e bestiale dei giovani, e questo genere di raduni" ha spiegato Rossi, che ha aggiunto di aver espresso vicinanza alle froze dell'ordine. "In Toscana ogni cittadino sa che per organizzare una qualsiasi festicciola c'é bisogno di permessi e controlli. Giustamente, perché così si tutela la salute e si protegge l'ordine pubblico". Per questi motivi, Rossi ha spiegato di trovare "regressivo e barbaro che si possano consentire raduni con centinaia di persone al di fuori di ogni principio di regolamentazione. I controlli non sono negativi, servono a garantire la convivenza civile e il rispetto delle regole - ha detto - di tutto questo é bene che si discuta, e credo che se ci sarà la possibilità di assumere iniziative al riguardo ciò debba senz'altro essere fatto". Mercoledì in consiglio regionale Rossi terrà una comunicazione sulla vicenda.

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