Terrorismo, Concutelli torna in libertà

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All'ex leader nero di Ordine nuovo, condannato all'ergastolo per tre omicidi, sono stati revocati i domiciliari per motivi di salute. Il figlio del giudice Occorsio, una delle vittime: "Sarebbe stato un atto inutile e vessatorio tenerlo in carcere". VIDEO

Pierluigi Concutelli, ex terrorista neofascista pluriomicida condannato tre volte all'ergastolo, è  tornato in libertà per 'gravi motivi di salute'.
Concutelli ha trascorso quasi la metà della sua vita in carcere. Dal marzo 2009 era agli arresti domiciliari, che aveva ottenuto dopo essere stato colpito da una grave ischemia cerebrale.
Romano, oggi sessantasettenne, Concutelli è stato fin da giovanissimo militante di gruppi giovanili di destra a Palermo fino a diventare, nei primi anni Settanta, uno dei capi di Ordine Nuovo.
Il 10 luglio del 1976 uccise a Roma il giudice Vittorio Occorsio: arrestato pochi mesi dopo, nella sua casa venne trovato un vero e proprio arsenale. In carcere a Novara, insieme a Mario Tuti, uccise, strangolandoli, altri due terroristi neri detenuti, Ermanno Buzzi e Carmine Palladino, implicati nelle inchieste sulle stragi di Bologna e di Brescia e considerati da Concutelli dei delatori.
Per l'omicidio di Occorsio e dei due neofascisti è stato condannato tre volte all'ergastolo. Nel giugno del 2000 ottenne la possibilità di uscire dal carcere durante il giorno per recarsi al lavoro. Il regime di semilibertà gli è stato revocato nell'ottobre dello scorso anno, dopo che fu trovato in possesso di una modesta quantità di hashish.
Durante gli ultimi mesi nei quali si è potuto allontanare dalla sua cella, Concutelli, autore anche del libro biografico "Io, l'uomo nero", ha partecipato anche ad una intervista televisiva a La7 durante la quale disse di non essersi pentito del suo passato neofascista, ma di provare rimorso per l'omicidio di Occorsio.

Le reazioni dei familiari - "Io a Concutelli gli avrei dato la pena di morte. E non parlo solo come nipote di Vittorio Occorsio ma perché l'Italia da oggi è un paese meno sicuro con lui in libertà". Questo il commento del nipote ventitreenne del giudice, del quale porta lo stesso nome, ucciso nel 1976 da un commando neofascista.
Un commento da cui ha preso le distanze il padre: "L'affermazione di mio figlio Vittorio riflette lo sconcerto e il dolore della nostra famiglia nell'apprendere la notizia della liberazione di Concutelli. Però di pena di morte non è il caso di parlarne perché è estranea alla cultura della nostra famiglia".
Più tardi, Eugenio Occorsio a SkyTg24 ha ulteriormente spiegato: "Ci troviamo di fronte ad un uomo pluriinfartuato che ha fatto trent'anni di carcere, che ha commesso ovviamente un delitto imperdonabile, però la pietà umana deve muoversi. Sarebbe stato un atto inutile e vessatorio continuare a tenerlo in carcere":


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