Se un'omonimia rischia di violare la privacy

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Le foto di una ragazza, lanciate erroneamente da agenzie di stampa, sono finite nei giorni scorsi su pagine e siti di diversi quotidiani, tra cui Sky.it. Il motivo? Si chiama come Chiara Danese, una delle testimoni sui party di Arcore, ma non è lei

Stesso nome, stesso cognome. Ma un'età e sopratutto un'identità decisamente diversa.
Una ragazza veronese di 31 anni, qualche giorno fa,  è finita su alcune agenzie fotografiche, associata al racconto delle feste (e dei presunti "bunga bunga") di Arcore. Solo che lei, nelle ville di Berlusconi, non c'è mai stata.

A causare l'incidente un'omonimia:  Chiara Danese ha infatti lo stesso nome di una delle due diciottenni che hanno riferito dei party del premier, ma non ha niente a che spartire con il mondo di miss e starlette varie.

Incappata in un incidente sgradevole, dunque, come ha raccontato lei stessa in un'intervista all'Arena di Verona.
Sky.it, così come molte altre testate, nei giorni scorsi ha ripreso le foto associate al suo nome e diffuse erroneamente da alcune agenzie fotografiche. Foto che sono state prontamente rimosse dal sito.
Resta, però, un tema (e un interrogativo) sul quale conviene (a tutti) riflettere: il  cortocircuito tra privacy e informazione che in tempi di web 2.0 può risultare assai insidioso.

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