Thyssen, "fu omicidio volontario": condannati i manager

La reazione dei parenti delle vittime del rogo della Thyssen alla lettura della sentenza
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Si chiude così il processo di primo grado sul rogo nello stabilimento di Torino che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai. 16 anni e mezzo all’amministratore delegato Herald Espenhahn. Il pm Guariniello: "Questa è una svolta epocale"

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I video subito dopo l'incendio

(In fondo all'articolo i video sul processo Thyssen)

La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l'omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L'amministratore delegato dell'azienda, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione.
Volge così al termine il processo di primo grado che si era aperto il 15 gennaio 2009.

La Corte ha accolto le richieste dell'accusa anche per gli imputati: Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, tutti condannati a 13 anni e mezzo di reclusione. Per l'imputato Daniele Moroni la pena comminata è stata di 10 anni e 10 mesi, superiore ai nove anni richiesti dall'accusa. 
La società ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni Spa, chiamata in causa come responsabile civile, è stata condannata al pagamento della sanzione di 1 milione di euro, all'esclusione da agevolazioni e sussidi pubblici per 6 mesi, al divieto di pubblicizzare i suoi prodotti per sei mesi, alla confisca di 800mila euro e alla pubblicazione della sentenza su una serie di quotidiani nazionali.

Il comunicato della Thyssen: "Condanna incomprensibile"
- La condanna di Herald Espenhahn Nhahn in primo grado per "omicidio con dolo eventuale" in seguito al rogo di Torino è per la Thyssenkrupp "incomprensibile e inspiegabile". Lo si legge in un comunicato diffuso dall'azienda dopo la decisione dei giudici di Torino. "Per l'ulteriore corso del procedimento - si afferma ancora nella nota - si rimanda alle dichiarazioni degli avvocati difensori".
Nel comunicato la Thyssenkrupp esprime ai familiari delle vittime "il suo più profondo cordoglio e rinnova il suo grande rammarico per il tragico infortunio avvenuto in uno dei suoi stabilimenti". "Nelle sue linee guida - sottolinea ancora l'azienda -, il Gruppo conferma che la sicurezza sul posto di lavoro è un obiettivo aziendale di assoluta importanza, pari alla redditività e alla qualità dei prodotti, e che si deve provvedere con ogni mezzo a garantire la stessa. Una tragedia simile - conclude la Thyssenkrupp - non si dovrà ripetere mai più”.

Il pm Guariniello: "Una svolta epocale"
- "Questa è una svolta epocale, non era mai successo che per una vicenda di morti sul lavoro venisse riconosciuto il dolo eventuale": questa la prima dichiarazione del pm Raffaele Guariniello dopo la lettura della sentenza Thyssen, accolta in aula da un applauso. "Una condanna - ha detto - non è mai una vittoria o una festa. Però questa condanna può significare molto per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Credo che da oggi in poi - ha concluso - i lavoratori possano contare molto di più sulla sicurezza e che le imprese possano essere invogliate a fare molto di più per la sicurezza".

La tragedia
- E' la notte del 6 dicembre 2007 quando un violento rogo divampa all'interno dell'acciaieria, in corso Regina Margherita: da una vasca  fuoriesce una quantità di olio bollente in pressione, che in pochi  attimi sviluppa un incendio. Non è la prima volta che accade: un  episodio simile, senza vittime, si era già verificato. Gli operai  vengono travolti dal fuoco.
Un lavoratore muore dopo pochi minuti, altri sei perdono la vita nei giorni successivi. Si chiamano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino,  Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone,  Roberto Scola.

15 gennaio 2009, inizia la battaglia in tribunale
- Il processo è lungo e segnato da molti colpi di  scena. Da una serie di testimonianze, emergono carenze nel sistema di sicurezza. A scatenare le polemiche sono soprattutto i legali dell'azienda quando indicano possibili "colpe" degli operai nel rogo dell'impianto. Salvo poi smentirsi: alle vittime non sono imputabili  responsabilità precise, sottolineerà poi la Thyssen. Il procedimento si apre il 15 gennaio 2009 nel Palazzo di  giustizia di Torino. Sul banco degli imputati l'amministratore delegato della multinazionale tedesca, Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Imputati anche l'azienda come persona giuridica e altri cinque dirigenti, accusati di omicidio colposo aggravato: Cosimo Cafueri, Daniele Moroni, Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno. Il pubblico ministero è Raffaele  Guariniello. La Corte d'Assise respinge la costituzione di parte civile per  oltre 50 operai: questi firmarono un verbale di conciliazione,  accettando la concessione di una somma in cambio della rinuncia alla  richiesta di risarcimento.

Testimoni, video shock e le richieste di accusa e difesa - Centinaia di testimoni vengono ascoltati da entrambe le parti. Il 13 febbraio 2009 viene mostrato in aula un video shock della polizia scientifica che mostra le immagini del cadavere di Antonio Schiavone, il primo operaio deceduto nella tragedia. Molti parenti escono dall'aula.
Nelle udienze successive iniziano a emergere le carenze della sicurezza. Vengono chiamati a testimoniare anche tre ispettori della Asl 1 di Torino, accusati di aver favorito la multinazionale con controlli annunciati e prescrizioni tardive, ma si avvalgono della  facoltà di non rispondere. Dopo una serie di ulteriori sedute, e diversi rinvii, inizia la requisitoria dei pm: Guariniello chiede 16 anni e mezzo di reclusione  per Espenhahn, 13 anni e 6 mesi per quattro dirigenti, 9 anni per il  quinto. La difesa chiede invece assoluzione piena per tutti gli  imputati.

Tutti i video sulla tragedia e sul processo della Thyssen:

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