Regionali Lombardia, 14 indagati per firme false

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Falso ideologico in atto pubblico. Questo il reato contestato dalla procura di Milano a consiglieri provinciali e regionali. I Radicali: annullare le elezioni. Il governatore, intanto, esclude le dimissioni

Sono in tutto 14 i consiglieri provinciali e comunali (ma non di Milano, ndr) del Pdl indagati dalla procura di Milano per falso ideologico in atto pubblico per aver certificato circa 800 firme false sulla lista del Pdl per le elezioni regionali lombarde e per il listino di Roberto Formigoni nell'ambito delle consultazioni amministrative del marzo 2010.
Tra questi  figura anche il sindaco di Magenta, comune alle porte del capoluogo  lombardo, Luca Del Gobbo. Tutti loro saranno interrogati a partire da lunedì 18 marzo. Secondo gli inquirenti i consiglieri, in concorso con persone che devono ancora essere identificate, cioè coloro che  hanno materialmente apposto le firme sulle liste, avrebbero falsamente attestato l'autentica delle firme. E, secondo quanto si apprende negli ambienti giudiziari, tra i 14 indagati ci sarebbe anche chi ha raggiunto una sorta di 'record' di false attestazioni per qualche  centinaio di firme mentre qualcun altro si sarebbe limitato a  'vistare' poche sigle.

I Radicali chiedono l'annullamento delle elezioni -
"Formigoni chieda scusa ai cittadini ai quali ha mentito e ancora di più a quelli a cui è stata falsificata la firma sotto il suo nome". E' l'invito che il radicale Marco Cappato ha rivolto al governatore della Lombardia Roberto Formigoni dopo l'apertura dell'inchiesta.
Cappato ha ricordato inoltre come, quando circa un anno fa vennero alla luce le prime irregolarità e il listino di Formigoni venne inizialmente estromesso dalla competizione elettorale e poi riammesso con sentenza del Tar. In quell'occasione, Formigoni "accusò noi radicali di un complotto e di aver manipolato le firme".
I radicali ribadiscono la richiesta di dimissioni al governatore della Lombardia per cui manifesteranno martedì prossimo davanti al Consiglio regionale.

Formigoni esclude le dimissioni -
Una richiesta, quella avanzata dai Radicali, che "non sta né in cielo né in terra". Questa la risposta del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. "Se sono presidente di Regione - ha affermato - lo sono perché 2,6 milioni di lombardi mi hanno confermato presidente della Regione e il candidato che veniva dopo di me ha preso più o meno la metà dei miei voti". Secondo Formigoni non è dunque in discussione l'esito elettorale perché "la validità della mia elezione è dovuta al popolo sovrano che ha scelto Formigoni preferendolo a qualunque altra soluzione".

Caos liste - Le indagini del procuratore aggiunto Robledo erano partite lo scorso ottobre, quando i Radicali si erano presentati in Procura con tre scatoloni pieni delle copie di "474 firme certamente false, perché scritte dalle stesse mani e 99 fortemente sospette". Alcuni mesi prima, a ridosso delle elezioni, invece, c'era stata la lunga querelle giudiziaria tra Radicali e Pdl, con la Corte d'Appello di Milano che aveva deciso di 'bloccare' la corsa del listino di Formigoni per alcune irregolarita'.
Listino che era stato poi riammesso alle elezioni dal Tar. E nel frattempo la Procura aveva chiesto l'archiviazione (poi disposta dal gip) di un primo esposto del partito di Marco Pannella relativo a alcune omissioni nell'autenticazione delle firme. Poi la perizia calligrafica fatta fare dai Radicali, firma per firma, gli scatoloni in Procura e le indagini degli inquirenti che sono andate anche oltre individuando, tramite perizie e testimonianze, 770 firme false per il listino del Governatore, su circa 3800 raccolte (3500 sono necessarie per la presentazione) e numerose altre anche per quello milanese 'Il Popolo della Libertà. Berlusconi per Formigoni'.

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