Berlusconi, comizio davanti al Tribunale: "Accuse assurde"

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Il premier è uscito dall’Aula del processo Mediaset, dove è indagato per presunti fondi neri, e si è rivolto ai suoi sostenitori in strada. Prima dell’udienza aveva parlato con i cronisti di Ruby: "Le davo soldi per non farla prostituire". GUARDA IL VIDEO

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A quindici giorni dalla sua ultima apparizione in aula per il caso Mediatrade, Silvio Berlusconi è tornato lunedì 11 aprile al Palazzo di Giustizia di Milano per il processo Mediaset (GUARDA LE FOTO), in cui è imputato per presunti fondi neri sulla compravendita di diritti tv e cinematografici, in una mattinata da lui stesso definita "una perdita di tempo", conclusasi con un irrituale comizio davanti ai sostenitori fuori dal tribunale (GUARDA IL VIDEO IN ALTO). Un intervento che ha scatenato le proteste dell'opposizione e che in una lettera è stato definito "fastidioso" dal presidente del Tribunale, Livia Pomodoro.

"Accuse incredibili, una perdita di tempo" - Poco prima che l'udienza venisse sospesa e che lasciasse Palazzo di Giustizia, il premier ha detto ai giornalisti di aver "passato una mattinata surreale, ai limiti dell'inverosimile, una perdita di tempo paradossale" per rivolgersi poco dopo, parlando al microfono, ai sostenitori che lo aspettavano a un'uscita secondaria del tribunale.
Davanti a circa 200 fan su uno sfondo di striscioni e palloncini azzurri con scritto "Silvio, resisti", Berlusconi ha parlato delle sue vicende giudiziarie dicendo che si fondano su "accuse incredibili" e di "processi mediatici, fatti per buttare fango contro gli avversari politici". Il premier - per il quale era stato montato un palco fuori dal tribunale, smantellato poi rapidamente - si è poi rammaricato per il fango che "viene buttato sul presidente del Consiglio, sul suo governo e sul suo paese nel momento in cui dovrebbe essere il più forte possibile per difenderlo sulla scena internazionale".

Nessuna dichiarazione in Aula - Se fuori dal tribunale si è lasciato andare a un vero e proprio show davanti ai sostenitori che cantavano "Meno male che Silvio c'è", in Aula Berlusconi - seduto vicino ai legali-parlamentari Niccolò Ghedini e Piero Longo - non ha rilasciato dichiarazioni spontanee, limitandosi ad ascoltare i tre testimoni della difesa, tamburellando sovente con le dita sul tavolo e passandosi il pettine tra i capelli.

"Condanna? Nemmeno per sogno" - Tuttavia pochi minuti prima che i giudici facessero il loro ingresso in aula - gremita da decine di giornalisti, guardie del corpo e carabinieri - il premier avvicinato dai giornalisti ha parlato a ruota libera, del processo Mediaset, di quello sul cosiddetto caso Ruby e spiegando le ragioni per cui è venuto in aula.
"C'era l'opposizione che diceva 'ti devi far processare' e siccome non hanno il senso del ridicolo sono venuto a sottolineare che sono stato in 2.566 udienze con dei costi incredibili e del fango incredibile diffuso da tutti i giornali nazionali e internazionali", ha detto Berlusconi. A una domanda su una possibile condanna in questo processo, il premier ha risposto: "Macché condanna! Nemmeno per sogno".

Caso Ruby: "Soldi per evitare che si prostituisse" - Nello stesso contesto, il premier è tornato anche sul cosiddetto caso Ruby, definendo il processo - che lo vede imputato di concussione e prostituzione minorile, iniziato mercoledì scorso - "infondato e senza senso" e di aver dato dei soldi alla giovane marocchina al centro della vicenda per evitare che si prostituisse. "Io ho dato incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla alla prostituzione, per portarla nella direzione opposta", ha detto Berlusconi riferendosi ad una somma di denaro consegnata alla ragazza per poter entrare in un centro estetico grazie all'acquisto di "un laser per depilazione". 
Berlusconi è accusato di concussione per aver fatto pressioni sulla questura di Milano - che aveva fermato Ruby per un furto - sostenendo che la ragazza fosse la nipote dell'ex-presidente egiziano Hosni Mubarak. “Non c'è alcuna concussione e neanche l'altra accusa infamante", ha sottolineato ancora il premier. "Quando la ragazza ha raccontato davanti a me e a tutti la storia dolorosa che ci ha commosso l'avevo aiutata. Le avevo dato persino una chance di entrare in un centro estetico con un'amica, che avrebbe potuto realizzare se portavano un laser per depilazione per un importo che a me pare di 45.000 euro e che invece lei ha dichiarato di 60.000 euro".

"I magistrati lavorano contro il Paese" - Prima dell'inizio dell'udienza, Berlusconi ha parlato anche delle intercettazioni (GUARDA IL VIDEO), ribadendo che "in un paese civile (le intercettazioni) non vengono utilizzate (nei processi) né pubblicate (sui giornali)". Parlando dei processi da lui definiti "mediatici", Berlusconi ha detto che "nel nostro paese si è giunti a una situazione limite per cui occorre una riforma della giustizia" e non ha lesinato nuove critiche a quella parte di magistratura che "lavora contro il paese".

Processo rinviato al 13 giugno - Il processo è ricominciato il 28 febbraio scorso con Berlusconi contumace, dopo esser stato sospeso lo scorso anno per l'immunità automatica prevista dalla legge sul legittimo impedimento, annullata dalla Consulta il 13 gennaio scorso.
I giudici della I sezione penale del tribunale di Milano hanno quindi revocato la contumacia nei confronti di Silvio  Berlusconi, dopo averne verificata la presenza in aula facendo  l'appello. D'ora in poi il premier, anche se non presente, sarà considerato assente e non più contumace.
Il processo Mediaset, dopo una sospensione di un paio d'ore, è ricominciato alle ore 15 di lunedì 11 aprile ed è stato infine rinviato a lunedì 13 giugno. Per quella data, tra le altre cose, i giudici decideranno sulla richiesta dei pm di sospendere i termini di prescrizione, formulata in aula perché un rinvio di oltre due mesi incide sulla prescrizione del reato

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