Mediaset, Berlusconi in aula. Senza tv

1' di lettura

Al via l'udienza del processo per la compravendita dei diritti televisivi, che vede il presidente del Consiglio imputato per frode fiscale. Revocati tutti i permessi a fotografi e cineoperatori, come già successo al processo Ruby

Guarda anche:
Il premier e i processi: sfoglia l'album fotografico
Lo speciale sul Rubygate

Sarà un'udienza istruttoria, con l'esame di tre testimoni, quella che si tiene a Milano nell'ambito del processo Mediaset e alla quale partecipa anche Silvio Berlusconi, imputato con altre 10 persone, tra cui Fedele Confalonieri e il produttore americano Frank Agrama per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici.

Così, a distanza di due settimane il premier ritorna al palazzo di giustizia milanese. Lo scorso 28 marzo (GUARDA LE FOTO), dopo un'assenza di otto anni, aveva seguito l'udienza preliminare per la vicenda Mediatrade e lunedì, come hanno spiegato il suoi legali, "ci sarà", a meno di impegni irrinunciabili dell'ultimo minuto. Per l'occasione l'aula della prima Corte d'Assise d'Appello, la più grande di tutto il Tribunale, già da sabato 9 aprile è stata allestita come mercoledì scorso per il Rubygate: sono stati risistemati i teloni bianchi per "nascondere" le gabbie per i detenuti, è stata cambiata la disposizione dei banchi e delle panche creando un'apposita area per la stampa, e fuori, nel grande atrio al primo piano, sono riapparse le transenne. Sono stati 'costruiti' percorsi obbligati per magistrati e avvocati con i loro assistiti (in questo caso, se verrà, anche per il premier), per il pubblico e i supporter del Presidente del Consiglio e per i giornalisti ammessi. Infatti, ancora una volta, la Procura Generale, per motivi di sicurezza, ha vietato l'ingresso nel palazzo delle telecamere e dei fotografi. Sono consentite, invece, le registrazioni audio.

I lavori in aula, come avevano stabilito i giudici della prima sezione penale durante la scorsa udienza, proseguiranno con l'esame dei testimoni. In particolare ne saranno sentiti tre citati dal legale di Agrama, Roberto Pisano: un avvocato civilista che ha seguito, per conto del produttore Usa, i profili contrattuali legati alla compravendita dei diritti tv, specie con la Rai; una collaboratrice dello stesso Agrama che si è occupata della vendita dei diritti tv sul mercato italiano ed europeo e una persona che ha acquistato diritti cinematografici dal produttore di Los Angeles per i cinema in Italia. La deposizione dei tre testi ha l'obiettivo di tentare di smontare l'ipotesi accusatoria e dimostrare al collegio che Agrama è stato imprenditore nel settore e che si è avvalso di uno staff di 80/100 persone. Ciò si inquadra nella tesi difensiva secondo cui il produttore ha svolto effettivamente il lavoro di intermediario in via "autonoma" e che, non solo sarebbe stata una prassi delle varie major usare intermediari, ma anche rivendere i diritti senza limitazione di prezzo ma secondo le regole della domanda e dell'offerta.

In base alla ricostruzione dei pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, Agrama sarebbe stato, invece, intermediario "fittizio" e si sarebbe limitato ad intervenire nelle operazioni di compravendita utilizzando un sistema di frode per "gonfiare" i prezzi per poi ripartire il denaro con Berlusconi di cui sarebbe stato "socio occulto". L'udienza di oggi, comunque, salvo la decisione 'fuori programma' del premier di rendere dichiarazioni spontanee, non dovrebbe durare a lungo per via delle defezioni di altri testimoni citati. Il processo dovrebbe essere aggiornato al 18 aprile.

Leggi tutto