Sindaci sceriffo, se una multa non risolve i problemi

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La Consulta ha bocciato le ordinanze comunali contro degrado e prostituzione. Tutto nasce da una storia locale. E dal ricorso di Luca Bertolino, dell'associazione Razzismo Stop, che a Sky.it dice: "Bisogna cancellare le norme anticostituzionali"


di Cristina Bassi

“In Veneto i comuni fanno a gara a chi si inventa l’ordinanza più severa. Spero che questo sia l’inizio della fine dell’epopea dei sindaci sceriffo e che tutte le norme locali anticostituzionali vengano cancellate”. Luca Bertolino, di Razzismo Stop, che dal 1992 si occupa di immigrazione a Padova, incassa una vittoria forse insperata. È da un ricorso al Tar del Veneto presentato nel 2009 dalla sua associazione e dall’avvocato Michele Dell’Agnese infatti che è partita la vicenda che si è conclusa  il 7 aprile 2011 con una sentenza della Corte costituzionale a sfavore dei poteri speciali ai primi cittadini. La legge 125 del 2008 li concedeva per contrastare degrado, prostituzione, accattonaggio, lavavetri, graffitari.

Tutto nasce a Selvazzano Dentro, cittadina di 22 mila abitanti in provincia si Padova. Il sindaco di centrodestra Enoch Soranzo emette un’ordinanza contro chi chiede l’elemosina per strada. Da questo episodio locale, ma emblematico, la Consulta ha preso spunto per affermare un principio generale. Entrando nel merito, e non solo nella forma. Per la Corte infatti le ordinanze fatte in questi tre anni dai sindaci sono spesso “discriminatorie” e incidono “sulla sfera di libertà dei singoli e delle comunità amministrate”.

Come nasce allora il ricorso? “I cittadini di Selvazzano – racconta Bertolino – sapendo che in passato avevamo presentato altri ricorsi ad esempio con i commercianti stranieri contro chiusure anticipate e divieti vari, ci hanno segnalato il provvedimento. Da loro l’accattonaggio non era certo un’emergenza o una minaccia, si trattava di qualche immigrato che chiedeva l’elemosina fuori dalla chiesa o che riportava a posto i carrelli del supermercato in cambio di 2 euro”.
Da qui lo stupore per un’ordinanza così severa e punitiva, “verso persone indigenti – sottolinea ancora Bertolino – costrette a pagare centinaia di euro di multa. Il provvedimento era stato emesso a sproposito ed era lesivo dei diritti delle persone. Tanto più che per punire l’eventuale sfruttamento di minori per chiedere l’elemosina o l’accattonaggio molesto ci sono già leggi nazionali. Mi auguro che i sindaci che di solito sbandierano lo Costituzione, la rispettino anche ora che li tocca direttamente”.
Il riferimento, tutt’altro che velato, è al sindaco sceriffo padovano del Pd, Flavio Zanonato. “Fenomeni complessi come l’immigrazione, la prostituzione, la tossicodipendenza non si affrontano con la ricetta facile delle ordinanze spot – conclude il rappresentante di Razzismo Stop –, che non fanno certo la differenza. L’approccio di un sindaco dovrebbe essere quello della presenza sul campo, della conoscenza diretta dei problemi, del consenso e del dialogo”.

Molti sindaci però protestano contro la decisione della Consulta, considerano la legge 125 uno strumento per governare meglio. E pensano che le loro ordinanze dovrebbero essere valutate caso per caso. A Milano, l’amministrazione di Letizia Moratti ha introdotto a novembre 2008, tra le altre, una multa di 500 euro per le prostitute che esercitano per strada e per i clienti sorpresi a concordare o a consumare una prestazione in un luogo pubblico. Nel 2009 le sanzioni amministrative comminate sono state 12.500 e hanno colpito numericamente più le prostitute che i clienti
“In teoria si trattava di uno strumento deterrente, in pratica è un’arma spuntata – spiega un operatore della Polizia locale, che ogni giorno (e ogni notte) applica l’ordinanza del comune –. Mentre infatti i clienti pagano quasi sempre la sanzione  all’istante, per non ricevere il verbale a casa e non avere problemi in famiglia, le prostitute non lo fanno mai. Le donne sono spesso straniere, nella maggior parte dei casi romene e quindi con i documenti in regola, ma senza un domicilio accertabile. Anche se prendono dieci multe per notte, nessuno può costringerle a pagare e dopo pochi minuti tornano lì dove le avevamo multate. Di certo un po’ di soldi nella casse comunali sono entrati, ma per quanto riguarda il fenomeno della prostituzione però in città nulla è cambiato”.

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