L’Aquila, due anni dopo: ecco come vivono gli studenti

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L’università era il cuore della città. Oggi la didattica è ripartita, ma mancano gli alloggi per i fuori sede e i punti di ritrovo per i ragazzi. E il rettore denuncia: “Dei 70 milioni di euro promessi non è arrivato nulla”. IL REPORTAGE

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Il giovedì a L’Aquila era la serata degli universitari. Gli studenti si ritrovavano in piazza e stavano lì, sulle panchine o appoggiati alle ringhiere. Cantavano e ridevano. E, ogni tanto, gli abitanti di quella zona si lamentavano per il loro giovedì insonne. Oggi lì, in quella piazza, c’è solo il silenzio e il buio. Quella vita non c’è più. “Cerchiamo di non vedere come soffre l’Aquila” racconta uno studente all’inviato di SkyTG24 Ilaria Iacoviello. A due anni dal terremoto del 6 aprile che causò 309 vittime, solo tre dei tantissimi locali che riempivano le strade del capoluogo abruzzese sono riusciti a riaprire.

Agli studenti mancano i punti di aggregazione. Ma mancano anche gli alloggi per i fuori sede. Della nuova Casa dello Studente ancora non c’è traccia. Il progetto, promesso dal ministro Gelmini nel 2009, non è mai partito. Nonostante tutto, però, l’università de L’Aquila è riuscita a sopravvivere al sisma. “Quest’anno abbiamo avuto 24 mila iscritti, lo scorso anno 23 mila. Prima del 6 aprile ne avevamo 27 mila” dice ai microfoni di SkyTG24 il rettore Ferdinando Di Orio. Merito dell’esenzione dalle tasse concessa a tutti gli studenti per tre anni, frutto di un accordo con il Ministero. Dei 70 milioni di euro promessi dal governo per la ricostruzione dell’Università però, denuncia il rettore, non è arrivato nulla.

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