Lele Mora e il caso Ruby: "Le intercettazioni? Fregnacce…"

Lele Mora
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L'agente dei vip, indagato insieme a Berlusconi, Emilio Fede e Nicole Minetti nel processo sulla ragazza marocchina, minimizza i particolari emersi dalle sue telefonate: "Mai dato della prostituta a Ruby, è sbagliato quello che hanno trascritto"

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Tutte fregnacce. Così Lele Mora, indagato nel processo Ruby (che si aprirà  mercoledì 6 aprile), ai microfoni del programma di Radio2 "Un Giorno da Pecora" ha definito le intercettazioni telefoniche che lo riguardano. Da alcune telefonate intercettate - gli chiedono i conduttori - sembrerebbe che lei dia della prostituta a Ruby, lo conferma? "No, dovete credermi, è sbagliato quello che hanno trascritto". Lei dunque non lo ha mai detto? "Non mi permetterei mai". Dalle stesse intercettazioni risulta che lei sapeva che Ruby era stata definita la nipote di Mubarak. "Le intercettazioni telefoniche? E che leggo tutte quelle fregnacce?", ha detto Lele Mora.

Nel corso della trasmissione, Mora ha confermato di voler scendere in politica e addirittura di voler fondare un partito "che coinvolga tutte le persone che ingiustamente hanno avuto problemi di giustizia, nel 2013 vorrei diventare senatore". Con il Pdl? "No, voglio fare un partito di popolo, semmai mi potrei associare al Pdl". Ne ha parlato con Berlusconi? "No". Lei è stato spesso definito fascista politicamente. "Non sono fascista, sono mussoliniano, a casa ho 30 busti di Mussolini".

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