“Domani smetto”: così l’anoressia divora il corpo. E la vita

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Chi soffre di disturbi alimentari se lo ripete ogni istante. Ma quel limbo tra l’oggi e l’inizio della guarigione può durare anche 30 anni. E per salvarsi bisogna chiedere aiuto ora. Su Facebook la nuova campagna del centro di cura MondoSole: IL VIDEO

di Chiara Ribichini

Da domani smetto. Da domani mi curo. Ma soprattutto: da domani controllo ancora meglio il cibo. Una ragazza malata di anoressia se lo ripete ogni giorno, ogni momento. Perché il suo obiettivo è solamente uno: rimandare le cure e privarsi sempre di più del nutrimento e, di conseguenze, della vita. E il limbo tra l’oggi e domani può durare anni o persino decenni e trasformarsi in una roulette russa. Per evitare che accada è importante chiedere aiuto subito. Questo è il messaggio della nuova campagna contro l’anoressia di MondoSole, un centro di cura per i disturbi alimentari. Un video, pubblicato sulla pagina di Facebook dell’associazione, che nasce dall’idea di due ragazze in terapia, come spiega la fondatrice del centro ChiaraSole Ciavatta. “Anche il disegno che compare alla fine della clip, con una ragazza che si punta una forchetta alla tempia, è di Noemi, una 25enne che è stata nella nostra comunità ed ora è guarita”.

La lotta contro l’anoressia di MondoSole parte proprio da lì, dalla pagina di Facebook. “Spesso al nostro gruppo, amministrato da ragazze che sono in cura da noi già avanti nella terapia, si iscrivono giovani che frequentano i siti pro ana. Entrano e restano in sordina. Noi, attraverso i video, le foto o le discussioni cerchiamo di spronarle a chiedere aiuto”. Tra le foto pubblicate sul social network c’è un altro disegno di Noemi, in cui l’anoressia è rappresentata come una grande bocca al posto dello stomaco. Accanto campeggia la scritta: la malattia si nutre di te. “Chi soffre di disturbi alimentari è convinto che controllando il cibo può controllare la propria vita. Ma non è così. Al contrario, si è completamente nella mani della malattia che avanza e si porta via tutto: gli amici, gli affetti, il lavoro, ogni contatto con la realtà” spiega ChiaraSole che, prima di diventare operatore sociale e prima di fondare il Centro di cura, ha sofferto di anoressia per 14 anni. “Era il 2001. Dopo tanti anni di malattia finalmente iniziavo a star bene. Ho sentito subito il desiderio di raccontare la mia esperienza. Volevo condividerla. Così, l’ho messa nero su bianco sul mio blog. Ed è iniziato subito uno scambio. Molte ragazze, in modo del tutto spontaneo, hanno iniziato a scrivermi. Mi chiedevano aiuto. Ho iniziato ad incontrarle: nei bar, al parco. Ho capito subito che avrei voluto dedicarmi a quello. Così ho studiato per diventare operatrice e poi, con il dott. Matteo Mugnani abbiamo fondato il Centro” racconta Chiara Sole.

Il Centro è una comunità che si trova a Rimini che offre alle ragazze che soffrono di disturbi alimentari “cure mediche, psicologiche e attività di reinserimento sociale e familiare. Le accompagniamo passo dopo passo fino a quando torneranno in un negozio per comprarsi un abito. Ecco, in quel momento saranno davvero guarite”. Perché nell’anoressia tutto ruota intorno al corpo e alla propria immagine: “Un’anoressica si vede sempre enorme. In realtà proietta nello specchio il proprio dolore. E più sta male più vede grossa la sua figura. Perché lo specchio restituisce le sensazioni, non la verità”. Per salvarsi da quell’immagine si inizia a dimagrire. “Chi è malato sviluppa una sorta di invidia per l’osso e quindi per l'estrema magrezza. Perché vuole scomparire, vuole annientare la propria sofferenza che viene materializzata con ciò che si ha di più vicino: il corpo. Nella carne risiede il concetto di colpa, di sessualità di desiderio” spiega ChiaraSole. “L’idea che all’origine della malattia ci sia il desiderio di avere un peso forma è una banalizzazione di una malattia psichiatrica che è la prima causa di morte tra le adolescenti”.

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