Ju tarramutu, il film che dà voce agli aquilani. Quelli veri

nella foto Villa Sant'Angelo in uno scatto del 20 ottobre 2010
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A due anni di distanza dal terremoto, esce nelle sale italiane la pellicola di Paolo Pisanelli. "Un viaggio nei territori della città più mistificata d'Italia". L'INTERVISTA

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di Pamela Foti

"Gli aquilani, che ancora oggi, a due anni di distanza dal terremoto, non possono entrare nelle loro case, hanno abitato questo film con le loro storie, i loro ricordi, le loro speranze per il futuro. Hanno riconquistato il loro tempo e hanno raccontato la loro verità fatta di dolore, fatica, silenzio, rabbia ma anche forza ed entusiasmo".
Il regista Paolo Pisanelli racconta così a Sky.it il senso del suo film dal titolo Ju Tarramutu, che sarà proiettato nelle sale italiane a partire dal 6 aprile. La pellicola, distribuita da ZaLab, è un "viaggio nei territori della città più mistificata d'Italia". Già, mistificata. Perché tanto si è detto e scritto su questa terra distrutta prima dalla forza della natura e poi da scelte politiche ed economiche che poco hanno a che fare con la ricostruzione di quelle case e quelle piazze ancora abbandonate.
Paolo Pisanelli, classe 1965, è fotografo. E dal 1996 si dedica alla regia di film-documentari, premiati in festival nazionali e internazionali. "Non sono de l'Aquila - racconta - sono nato a Lecce. Ma posso affermare di essere aquilano di adozione. La gente mi ha accolto come se fossi uno di loro. E per 15 mesi ho dormito con loro nelle tende, nei container, nei Map, nelle abitazioni del progetto C.A.S.E.".
Il film, infatti, parla delle loro vite, dal giorno del terremoto agli scontri con le forze di polizia a Roma in occasione della manifestazione del 7 luglio 2010, " perché è agli aquilani che bisogna dare la parola ora. "A quelli veri" dice Pisanelli facendo riferimento al recente caso della casalinga che si è finta terremotata e ha partecipato alla trasmissione Forum. Un episodio, questo, che ha scatenato l'ira degli abruzzesi che in tv hanno sentito dire dalla donna che "L'Aquila è stata completamente ricostruita". Ma non è così, afferma anche Pisanelli, che nei luoghi del terremoto è tornato solo qualche giorno fa. "La situazione ora è anche peggiorata. Perché dopo due anni di pioggia e neve anche i palazzi che potevano essere recuperati stanno crollando a pezzi".
"Per mesi - prosegue - ho seguito l'esilio della gente, il loro smarrimento. Con la mia telecamera ho vagato per la città proprio come gli aquilani alla ricerca dei loro luoghi, della loro storia. E la scelta di chiamare il film Ju tarramutu, usando quindi il dialetto aquilano, è una scelta di campo. Volevo stare dalla parte dei terremotati. Sono loro i protagonisti, non gli esperti, né le istituzioni che hanno trasformato le macerie in un teatrino della politica".

Sono tante le persone alle quali Pisanelli ha ridato la parola. Aldo, ad esempio, subito dopo il 6 aprile ha scelto di comprare un container a sue spese per dare un tetto sicuro al padre anziano. "In questo modo gli ha salvato la vita, perché altrimenti sarebbe finito in uno degli hotel sulla costa dove uomini e donne sono abbandonati al loro destino".
Ada, invece, ha una casa definita di categoria B, ha cioè bisogno di interventi di ristrutturazione, ma ad oggi i lavori non sono ancora iniziati. "E così, dal novembre 2009, vive in una caserma. Ad oggi, ha cambiato stanza ben 12 volte".
Ma la gente ha voglia di reagire. E il primo moto d'orgoglio è scattato dopo aver saputo che la notte del sisma degli "sciacalli" ridevano al pensiero degli affari che avrebbero fatto con gli appalti per la ricostruzione (ascolta la telefonata dei due imprenditori). E' in quel momento "che gli aquilani hanno alzato la testa e hanno organizzato la protesta delle carriole quando ormai il terremoto non faceva più notizia".

"A volte  - conclude - anche fare un film è uno scoppio di passione, di rabbia e d’amore”.

Guarda il trailer del film.

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