G8, Strasburgo assolve l'Italia per il caso Giuliani

A Strasburgo la Corte Europea ha assolto l'Italia per il caso Giuliani
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Nel 2009 la Corte europea aveva assolto Placanica, stabilendo che il carabiniere agì per legittima difesa, ma aveva condannato lo Stato italiano a risarcire la famiglia del ragazzo. Ora la Grande Camera ritira le accuse di responsabilità del nostro Paese

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La Corte europea dei diritti umani ha assolto pienamente l'Italia nel caso Giuliani, rovesciando il giudizio espresso sullo Stato italiano in primo grado. Con tredici voti a favore e quattro contrari, i giudici della Grande Camera hanno stabilito la piena assoluzione di Mario Placanica, il carabiniere che sparò a Carlo Giuliani in piazza Alimonda a Genova durante il G8, confermando così la sentenza di primo grado emessa il 25 agosto 2009. La Grande Camera ha anche assolto l'Italia dall'accusa di non aver condotto un'inchiesta sufficientemente approfondita sulla morte di Giuliani e per identificare "le eventuali mancanze nella pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico". In questo caso la Corte si è espressa con 10 voti a favore e 7 contrari.
La stessa maggioranza si è pronunciata anche per l'assoluzione dell'Italia dall'accusa di non aver organizzato e pianificato in modo adeguato le operazioni di polizia durante il summit del G8 a Genova.

LA VICENDA- Dieci anni fa, il 20 luglio del 2001, alle 17,27 in piazza Alimonda a Genova durante i disordini di piazza paralleli allo svolgimento del vertice G8, il manifestante Carlo Giuliani, 23 anni, venne colpito da un proiettile sparato dall'arma di ordinanza del carabiniere ausiliario Mario Placanica, allora ventunenne. Placanica, che stava svolgendo il servizio di leva, si trovava all'interno di una camionetta presa d'assalto da vari manifestanti. Un vetro era stato sfondato. Carlo Giuliani si apprestava a scagliare un estintore verso il mezzo dei carabinieri quando Placanica esplose due colpi. Uno di questi colpì Giuliani al volto uccidendolo. Mario Palcanica fu incriminato per omicidio volontario. Il procedimento a suo carico per la morte di Carlo Giuliani era stato archiviato dal gip Elena Daloiso il 5 maggio 2003. Nella sua ordinanza Daloiso, oltre ad accogliere la richiesta di archiviazione per legittima difesa avanzata dal pm Silvio Franz il 2 dicembre 2002, aveva sostenuto come l'uso dell'arma fosse stato "legittimo" e "assolutamente indispensabile e graduato in modo da risultare il meno offensivo possibile".

L'APPELLO ALLA CORTE EUROPEA- Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione, gli avvocati Pisapia e Vinci avevano deciso di fare appello alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo. Il ricorso è stato presentato il 18 giugno 2002, messo a punto dall'avvocato Giuliano Pisapia. La Corte lo ha dichiarato ricevibile il 12 marzo 2007. La famiglia Giuliani, nel ricorso a Strasburgo, ha invocato, in particolare, l'articolo 2 della Convenzione dei diritti dell'uomo (diritto alla vita), sostenendo che la morte di Carlo "è dovuta ad un uso eccessivo della forza" e considerando che "l'organizzazione delle operazioni per ristabilire l'ordine pubblico non siano state adeguate".

LA SENTENZA DEL 2009 - Nell'agosto del 2009 la Corte Europea dei diritti dell'uomo, cui i familiari di Carlo Giuliani erano ricorsi, ha stabilito che Mario Placanica agì per legittima difesa. Nella sentenza si legge che "il militare non è ricorso a un uso eccessivo della forza. La sua è stata solo una risposta a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei colleghi". La stessa Corte, dopo aver escluso la violazione dell'art. 2 della Convenzione europea, relativo agli obblighi positivi a proteggere la vita, ha tuttavia rilevato alcune carenze nel rispetto degli obblighi procedurali previsti dallo stesso articolo, condannando lo Stato italiano a pagare 40.000 euro ai familiari di Carlo Giuliani, 15.000 euro a ciascuno dei genitori e 10.000 euro alla sorella, in quanto "le autorità italiane non hanno condotto un'inchiesta adeguata sulle circostanze della morte del giovane manifestante" e che non fu avviata un'inchiesta per identificare "le eventuali mancanze nella pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico".

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