Rischio nucleare, controlli sui cibi importati dal Giappone

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A Malpensa e in altri aeroporti finiscono sotto osservazione pesci, crostacei, caviale, soia, alghe e tè verde. Per il ministero della Salute non esistono comunque rischi particolari. Ecco come verificare la provenienza dei prodotti

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Sono stati già avviati i controlli nei porti e aeroporti italiani sui prodotti di origine animale e vegetale in arrivo dal Giappone.
Nonostante le rassicurazioni per l'emergenza nucleare, all'aeroporto di Malpensa è stato bloccato un primo carico di pesce, in particolare di ricciole, in base alla nuove disposizioni del decreto ministeriale.
Come previsto, il pesce sarà controllato e solo se risulterà senza contaminazione radioattiva sarà rilasciato per la vendita. "Non esistono motivi di particolare allarme - ha detto il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini - ma, anche vista la richiesta dell'Unione Europea di controlli su questi prodotti, noi teniamo alta la guardia".
Si tratta di una piccolissima quantità di prodotti che arrivano nel nostro paese, lo 0,03 dell'import agroalimentare totale nazionale, anche perché i ristoranti giapponesi in Italia si approvvigionano di pesce sul posto.
"Vista la qualità e la quantità di prodotti alimentari presenti in Italia - ha anche affermato Martini - non vedo la necessità di utilizzare in questa situazione cibo giapponese". Gli ispettori frontalieri e gli uffici di Sanità Marittima e di Frontiera devono controllare gli alimenti "di origine animale e non" (soprattutto pesci, crostacei, caviale, soia, alghe, tè verde) che arrivano dal Giappone prodotti e confezionati dopo l'11 marzo, data del terribile sisma e dello tsunami che ha colpito il paese.

Come verificare l'origine del prodotto - I blocchi della merce, aveva spiegato il ministro della Salute Ferruccio Fazio, dureranno "uno, al massimo due giorni", "il tempo dei test". I campioni per le analisi vengono inviati inviati ai laboratori dell'istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (la cui sede centrale è a Foggia) e dell'istituto Zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana (con sede a Roma).
Nessun limite di importazione invece per tutti gli arrivi di alimenti per i quali esiste la certificazione che sono stati prodotti o confezionati prima dell' 11 marzo.
Ma, come ricorda Impresa Pesca di Coldiretti, è possibile anche controllare direttamente l'origine del pesce acquistato verificando sul bancone l'etichetta che per legge deve prevedere la zona di pesca e scegliendo la "zona Fao 37" se si vuole acquistare prodotto pescato del Mediterraneo.
Gli arrivi di pesce dal paese del Sol Levante sono estremamente limitati per un valore che nel 2010 è stato di appena 700 milioni di euro.
Nessun problema quindi per sardine e acciughe ma anche - precisa la Coldiretti - per gli altri pesci utilizzati nei ristoranti giapponesi per la preparazione del sushi che vengono comunque acquistati localmente. Complessivamente ammonta a 13 milioni di euro il valore dei prodotti agroalimentari importati dal Giappone e che secondo le nuove disposizioni sarà sottoposto a test.

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