L'inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari: il video

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La Commissione di inchiesta sul Sistema Sanitario Nazionale del Senato ha varcato i cancelli degli Opg del Paese. Emergono strutture senza i minimi requisiti igienici, pazienti internati da anni per reati minori, violazioni della dignità. L'ANTEPRIMA

Dietro i cancelli degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) non si trovano solo autori di crimini efferati: c'è chi si è vestito da donna ed è andato davanti a una scuola venticinque anni fa, chi nel 1992 ha fatto una rapina da settemila lire in un'edicola fingendo di avere una pistola in tasca, chi ha procurato danni al patrimonio della sua città perché non riceveva le cure adeguate alla sua patologia. Molti di loro hanno commesso un reato" bagatellare", di quelli punibili con pochi mesi di prigione. E' quanto racconta il documentario della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale del Senato sui sei Opg del Paese (Aversa, Barcellona Pozzo di Grotto, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Secondigliano, Castiglione dello Stiviere).

Il documentario mostra lenzuola non sostituite per settimane, sporcizia ovunque, letti arrugginiti. In alcuni casi, letti di contenzione con un foro nel mezzo per la caduta degli escrementi di internati legati per giorni. Stanze da quattro ospitano nove internati su letti a castello (proibiti in un ospedale); spesso ogni internato ha meno di tre metri quadrati a propria disposizione, in netta violazione di quanto sancito dalla Commissione europea per la prevenzione della tortura.

Le medicine, secondo la Comissione, sono spesso trasformate in camicie di forza invisibili che contengono, non curano, pochissimi i medici presenti quattro ore a settimana in strutture in cui si contano anche 300 persone. Sono gli internati stessi a raccontare il degrado di chi, ad esempio, è costretto ad infilare le bottiglie d'acqua nel buco dei bagni alla turca - come è avvenuto all'ospedale di Aversa - per farle rinfrescare d'estate o per impedire la risalita dei topi.

La Commissione sta monitorando ogni settimana ciascuna struttura per avere notizie degli internati che dovrebbero essere stati dimessi già da mesi o anni, persone rinchiuse anche se hanno commesso un reato minore, e mai più uscite a causa delle infinite proroghe delle misure cautelari. "Raccogliere i primi dati non è stato per niente semplice - spiega il presidente della Commissione d'inchiesta Ignazio Marino - reticenze, diffidenze, inesattezze hanno scandito le prime settimane di lavoro soprattutto negli OPG più degradati. Ci sono, tuttavia, OPG come quello di Reggio Emilia dove gran parte dei detenuti dimissibili hanno già lasciato la struttura".

Su 376 internati dichiarati 'dimissibili' per ora solo 65 sono stati effettivamente dimessi, mentre per altri 115 è stata prevista una proroga della pena. Di questi ultimi, solo 5 sono ancora internati perché ritenuti socialmente pericolosi, tutti gli altri non hanno varcato i cancelli dell'OPG perché non hanno ricevuto un progetto terapeutico, non hanno una comunità che li accolga o una Asl che li assista.

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