Nucleare: cosa prevede il piano del governo italiano

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Quattro centrali, 40 miliardi di euro di investimento, 3500 persone stabilmente occupate. Restano però alcuni dubbi sui rischi e sulla convenienza per i consumatori. TUTTI I DATI

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Investimenti per circa 40 miliardi di euro per avere in cambio risparmi nel costo della generazione di elettricità pari al 20%.
Questi, gli obiettivi del programma nucleare italiano riassunti in recentissime slide dell'Enel, per il momento l'unico soggetto che, insieme a Edf, si è candidato ufficialmente alla realizzazione di centrali nucleari in Italia, decise dal governo italiano e tornate al centro del dibattito pubblico dopo la crisi nucleare in Giappone.

Gli obiettivi del governo - Gli obiettivi del governo partono da un aumento dei consumi nazionali, che dai 350 TWh del 2008 dovrebbero salire a circa 400 al 2020: di questi, circa il 25% dovrebbe essere prodotto con l'atomo, per una potenza richiesta di circa 13mila MWe, vale a dire 8 unità da 1.600 MWe l'una.
L'accordo Enel-Edf prevede la realizzazione di almeno 4 unità su 2-3 siti (pari a 6.400 MWe) in tecnologia Epr, con la posa della prima pietra entro il 2013 e l'entrata in esercizio della prima unità nel 2020.
La realizzazione degli impianti, solo considerando l'impegno di Enel-Edf, è pari a 18-20 miliardi, che quindi diventano circa 40 per l'intero programma nucleare.
Stime del gruppo elettrico dettagliano i costi in 5 miliardi per la prima unità, 4,7 per la seconda, 4,3 per la terza, 4 per la quarta, con ricadute occupazionali per poco meno di 3.500 persone per ogni unità.

I vantaggi - A fronte di questo impegno, i benefici si individuano sia sul piano economico, che su quello ambientale. In particolare, il costo di generazione da nucleare dovrebbe essere del 20% inferiore rispetto a quello dei cicli combinati a gas.
Un altro vantaggio sta nella scarsa incidenza del costo dell'uranio sui costi di generazione (a differenza del petrolio e del gas) e quindi della garanzia di stabilità del prezzo del kWh anche in caso di grandi oscillazioni delle quotazioni della materia prima, che comunque si trova in Paesi geopoliticamente stabili.

Dubbi sulla convenienza per i consumatori - Quanto del risparmio nella generazione potrà trasferirsi sulle tasche delle famiglie non è però chiaro: secondo alcuni (ambientalisti in testa) l'energia, almeno nei primi anni, si pagherà addirittura di più.
Il Mit ha infatti dimostrato in un recente studio che negli Stati Uniti, tra incentivi e rimborsi agli operatori per i ritardi nella realizzazione degli impianti (che sono stati caricati in bolletta), l'atomo è costato di più.
Secondo altri studi, invece, il risparmio ci sarà: una ricerca realizzata da The European House-Ambrosetti ha calcolato che sarebbe possibile un recupero del gap negativo del 25-35% rispetto alla media dei prezzi Ue. E comunque bisognerà vedere l'andamento dei prezzi degli idrocarburi, per sapere se il nucleare sarà realmente conveniente. Da un punto di vista ambientale, invece, l'atomo non emette CO2 in atmosfera: quindi, nell'ipotesi di produrre 100 TWh l'anno con il nucleare l'Italia potrebbe ridurre le emissioni di circa 35 milioni di tonnellate l'anno.

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