'Ndrangheta a Milano: gli affari e i contatti con i politici

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Appalti, droga, pizzo. Un'inchiesta del pm Boccassini ha fatto luce sugli interessi e le manovre delle cosche calabresi. Sequestrati beni per 2 milioni di euro (nella foto una penna-pistola usata dagli arrestati). Rapporti anche tra un boss e Lele Mora.

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Trentacinque arresti nei confronti di altrettanti affiliati alla 'ndrangheta in Lombardia. Dopo il grande blitz dello scorso 13 luglio, che portò al fermo di più di 300 persone, una nuova operazione (a cui hanno preso parte gli uomini del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, dei Carabinieri del Ros e in collaborazione con la Polizia locale) ha fatto luce sul fenomeno della mafia al nord. Nel corso del blitz sono stati sequestrati anche beni per due milioni di euro. Le ordinanze di custodia cautelare sono state disposte dal gip Giuseppe Gennari su richiesta della Dda milanese.
Gli arrestati sono indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, minacce, smaltimento illecito di rifiuti e spaccio di sostanze stupefacenti. L'operazione è stata coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini, insieme ai pm Alessandra Dolci, Paolo Storari e Galileo Proietto. 

Rapporti tra boss e politica - Dalle indagini è stato possibile appurare anche i diversi rapporti tra alcuni mafiosi e il mondo della politica. Lo ha spiegato in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, facendo riferimento in particolar modo alle ultime elezioni amministrative. Secondo quanto emerge dall'ordinanza del gip durante le ultime elezioni i Flachi avevano deciso di sostenere Antonella Maiolo (Pdl), che non è indagata. Agli atti dell'inchiesta ci sono due incontri riservati della candidata con Francesco Piccolo e Davide Flachi. Inoltre il boss Davide Flachi, figlio di Giuseppe, avrebbe partecipato anche a cocktail elettorali organizzati da Massimiliano Buonocore (Pdl) in occasione delle elezioni amministrative. Non ci sono prove di promesse di appoggi a candidati e nessun politico è indagato per voto di scambio. Massimiliano Buonocore è figlio di Luciano Bonocore, storico esponente della destra milanese, cofondatore del Pdl. 

Contatti anche con Lele Mora - Ma non solo politica. Il boss Paolo Martino, uno degli arrestati nell'operazione contro la 'ndrangheta, avrebbe avuto contatti con l'imprenditore dei vip Lele Mora. Nel provvedimento del gip ci sono anche alcune telefonate tra l'avvocato Luca Giuliante, legale di Mora (e per un periodo anche di Ruby, la giovane marocchina al centro dell’inchiesta sulle notti di Arcore), in relazione ad un gara d'appalto nel settore edilizio in cui è coinvolta la famiglia Mucciola.
I contatti tra Paolo Martino e Lele Mora emergono nell'ordinanza del Gip dove viene riportata una annotazione dei carabinieri del Ros nella quale vengono messi in luce i rapporti tra il boss e una serie di personaggi del settore dello spettacolo dei locali notturni, tra cui il tronista Costantino Vitaliano e il padrone dell'Hollywood. Riguardo all'avvocato Giuliante le telefonate invece sono riportate nell'ordinanza. I due, Mora e Giuliante, a quanto risulta non sono indagati.

Riunione all'ospedale - Inoltre secondo quanto riferiscono diverse agenzie, gli affiliati alla 'ndrangheta, avrebbero organizzato anche riunioni in uffici messi a disposizione da alti funzionari amministrativi (che non risultano indagati) degli ospedali Niguarda e Galeazzi di Milano.

L'avvertimento di Draghi - Proprio qualche giorno fa il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, aveva sottolineato l'importanza e la grandezza del fenomeno mafioso al nord Italia. "La mafia frena l'economia e minaccia la democrazia", ha detto Draghi, che ha aggiunto anche che "in Lombardia l'infiltrazione delle cosche avanza". Questi nuovi arresti sembrano confermare questo quadro.

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