Cassazione: lo Stato è laico ma il crocifisso resta in aula

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Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni della sentenza con la quale ha confermato la rimozione dalla magistratura del giudice Luigi Tosti, che rifiutava di tenere udienza finché il simbolo della Cristianità non fosse stato tolto dai tribunali

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La Cassazione, pur riaffermando il principio di laicità dello Stato, ha confermato la rimozione dalla magistratura del giudice del tribunale di Camerino Luigi Tosti che non aveva voluto celebrare un processo in un'aula di giustizia in cui era presente il crocifisso.

La sentenza - "Il principio di laicità dello Stato" non può essere "assolutamente" posto "in dubbio", sottolinea la sentenza della Cassazione, che sottolinea che la Carta costituzionale "ha riconosciuto nella laicità un principio supremo del nostro ordinamento costituzionale".  Si tratta di un principio non proclamato espressamente "dalla nostra Carta fondamentale", ma la consulta lo fa derivare "specificamente" - spiega la Cassazione - dagli articoli 2,3,7,8,19 e 20 della Costituzione. Il principio della laicità "ricco di assonanze ideologiche e di una storia controversa, assume però rilevanza giuridica - osserva la Cassazione - potendo evincersi dalle norme fondamentali del nostro ordinamento".

Per questo motivo, dunque, è stata respinta la tesi del giudice Tosti volta a dimostrare che la sua 'battaglia' era in nome della laicità. dello Stato. In proposito i supremi giudici spiegano che la difesa della libertà religiosa e di coscienza è un principio che fa capo a tutta la popolazione e non a un singolo cittadino. Pertanto Tosti, dal momento che gli era stata assegnata un'aula senza crocifisso per tenere le sue udienze, non si doveva rifiutare facendo riferimento alla presenza del crocifisso nel resto delle aule italiane. Così facendo ha provocato un disservizio ai cittadini e all'organizzazione del tribunale di Camerino e per questo è stato 'licenziato'.

Tosti si era astenuto da 15 udienze nel periodo maggio-luglio 2005 e poi per altri periodi di tempo fino al 31 gennaio 2006. Per questo aveva già ricevuto delle sanzioni disciplinari.

Alemanno: il crocifisso è simbolo della nostra cultura -
"Accolgo con grande soddisfazione le motivazioni della Corte di Cassazione secondo le quali l'unico simbolo religioso autorizzato ad essere esposto nelle aule dei tribunali è il Crocifisso". E' quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. "Il Crocifisso viene finalmente riconosciuto come simbolo della nostra identità culturale. In questi anni - prosegue Alemanno - contro i simboli cristiani è stata fatta una vera e propria campagna demagogica alla quale oggi viene data dalla Cassazione una risposta decisa. Per quanto riguarda i simboli di tutte le religioni, sono convinto che quando si è fedeli alle proprie tradizioni non solo si comprende il loro valore universale ma si trova anche il modo migliore di dialogare con le altre culture senza perdere la propria identità".

Ecco tutte le  volte che il crocifisso è finito nel mirino.

Nel 2002 Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi, richiede al consiglio d'istituto della scuola media "Vittorino da  Feltre" di Abano Terme (Provincia di Padova), frequentata dai figli, di rimuovere il crocifisso dalle aule. La richiesta è stata rifiutata e la donna si è rivolta al tribunale competente, il Tar del Veneto. Da lì una lunga battaglia arrivata fino alla corte europea dei diritti dell'uomo.
Tra i primi a portare la vicenda in Tribunale Adel Smith. A settembre del 2003, Smith presenta ricorso al Tribunale dell'Aquila contro l'istituto comprensivo 'Navelli' e contro il dirigente scolastico pro tempore, per far rimuovere il crocifisso esposto nelle aule, a partire dalla scuola materna ed elementare di Ofena, in provincia dell'Aquila, frequentata dai suoi figli.
Nel dicembre 2004, a voler togliere il crocifisso dal muro è un insegnante dell'istituto per geometri 'Giovanni Cena' di Ivrea. In questo caso, è il Consiglio d'istituto, convocato  d'urgenza dal preside, Mario Di Vittorio, a decidere all'unanimità che il simbolo religioso torni in classe, purché le classi ne facciano richiesta.
Nel 2005, durante le elezioni regionali, la questione investe anche i seggi elettorali. L'avvocato Dario Visconti, legale che ha assistito il presidente dell'Unione musulmani d'Italia nella vicenda di Ofena, avanza una richiesta al Tribunale de L'Aquila, affinché "in occasione delle elezioni regionali e per tutte quelle future" il giudice ordini ai Prefetti di rimuovere i simboli religiosi, e quindi, di fatto, il crocifisso, da tutti i seggi in Italia.

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