Unità d'Italia, è ancora polemica sugli spot

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Nel video realizzato da palazzo Chigi non si pronuncia mai la parola "Italia", sottolinea il sito Futurolibero.it, vicino a Gianfranco Fini. E la discussione finisce sulle pagine dei quotidiani e sui social network

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di Pamela Foti

Il 17 marzo è alle porte, ma proseguono le polemiche nate attorno alle celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia. A far discutere, questa volta, è l'ultimo spot realizzato da palazzo Chigi nel quale, sottolinea il sito Futurolibero.it (vicino a Futuro e Libertà), non si pronuncia mai il nome del nostro Paese. "Povera patria: proprio non ce la fanno a chiamarla Italia" titola l'articolo pubblicato dal sito, che punta il dito contro l'iniziativa del dipartimento dell'Editoria.

"Il video - denuncia Futurolibero - dice cose piuttosto strane, difficilmente intelligibili". E aggiunge: "Ancora di più dicono le immagini scelte per rappresentare questo 'Paese senza nome'. Vanno bene i ritratti di Garibaldi, Cavour, Pirandello, Marconi, come icone dell’Italia unita, e i volti sorridenti di donne entusiaste al loro primo voto, nel 1946. Tuttavia, in questi 38 secondi l’Italia dell’ultimo trentennio non esiste, come non esiste l’Italia del futuro". (LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE). Lo spot non è dunque passato inosservato e la polemica è finita anche sulle prime pagine dei giornali.

"Ma è vero - ha scritto per esempio Massimo Gramellini nella sua rubrica Buongiorno su la Stampa ipotizzando una telefonata con un collega tedesco - che nello spot del governo sui 150 anni dell’unità d’Italia non si pronuncia mai la parola Italia?". "Certo. Per rispetto della privacy". A quel punto (il cronista, ndr) si è proprio spazientito: "Spazzatura, Pompei, Bunga Bunga. Ma esiste qualcosa in grado di indignare voi italiani?". "Gli arbitri del campionato di calcio. Uno scandalo, credimi. Bisognerebbe fare la rivoluzione". (GUARDA IL DISCUSSO SPOT)

Non è la prima volta, però, che gli spot andati in onda per celebrare l'unità d'Italia sollevano polemiche. Nelle scorse settimane in rete e sui giornali ci sono stati decine di post e dichiarazioni contro un video trasmesso dalla Rai sui dialetti della penisola. 15 dialetti per 15 personaggi (tra questi il prete lombardo e la vigilessa friulana) che si parlano nel proprio dialetto: “Se gli italiani fossero quelli di 150 anni fa, probabilmente comunicheremmo ancora così”. Questo il discusso claim della campagna pubblicitaria, che ha raccolto critiche anche su Facebook dove è stato creato il gruppo "Contro lo spot Rai 2010 sui "dialetti": vergogna, sono lingue vive!"

Ha raccolto molti consensi ma pure critiche un altro video trasmesso in tv, e disponibile su Youtube, che ritrae un gruppo di bambini vestiti di bianco che gioca una partita di calcio. I giovani attaccanti si fermano un attimo, guardano nel vuoto e fischiettano l'inno di Mameli. La camera inquadra i numeri delle loro maglie che compongono l'anno della nascita dell'unità d'Italia: 1861.
"Questo spot significa che il nostro Paese esiste solo durante i mondiali di calcio"? chiede, sconsolato, un utente su Youtube. I commenti di tanti altri però vanno in direzione opposta perché, scrive per esempio RomeowithoutGiulie : "vedere qst publicità mi vengono i brividi, VIVA L'ITALIA".

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