Cagliari: vincoli confermati per la necropoli punica

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Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dall'ex governatore Soru, da Italia Nostra e da Sardegna Democratica contro la sentenza del Tar che permetteva di costruire nell'area archeologica di Tuvixeddu, come chiedeva il Comune

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Non si potrà costuire nei 50 ettari dell'area archeologica punica di Tuvixeddu e Tuvumannu a Cagliari. La sesta sezione del Consiglio di Stato ha accolto integralmente il ricorso presentato dalla Regione sarda, da Italia Nostra e da Sardegna Democratica contro la decisione del Tar della Sardegna, che tre anni fa aveva annullato il divieto totale di costruire imposta dall'amministrazione regionale, allora guidata da Soru, con l'applicazione del piano paesaggistico. La sentenza del Tar della Sardegna del 2007 aveva dato ragione al comune di Cagliari e alla Nuova iniziative Coimpresa Cualbu che contestava il vincolo paesaggistico da 50 ettari sull'area archeologica.

Secondo il Consiglio di Stato, il vincolo imposto sui 50 ettari dell'area compresa tra i colli di Tuvixeddu e Tuvumannu sarebbe giustificato dall'esigenza di tutelare non solo un bene culturale come la necropoli punico-romana, ma un paesaggio arricchito dalla presenza di un'area archeologica. Secondo i supremi giudici amministrativi il codice Urbani, recepito interamente dal piano paesaggistico, prevale su qualsiasi altro strumento di pianificazione locale.

"Con la sentenza del Consiglio di Stato che sulla vicenda di Tuvixeddu dà ragione alla Regione e al Ppr, la Sardegna registra una giornata storica". Così Sardegna democratica, associazione che fa riferimento all'ex presidente della Regione Renato Soru, commenta la decisione della corte. "Un paesaggio culturale identitario - si legge sul sito dell'associazione - uno dei più importanti dell'isola è stato finalmente restituito ai cittadini, al popolo, a tutti noi. Non più case con vista su tomba punica, non più parco archeologico condominiale, ma bene comune, di ciascuno di noi. Indisponibile. Di questi tempi in cui i diritti dei privati vincono costantemente sul bene comune, questa sentenza è un raggio di luce nelle tenebre della speculazione".

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