"Ecco perché ho mandato i miei figli alle scuole private"

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Per Teresa Piccione, consigliere provinciale del Pd a Palermo e insegnante in congedo in un istituto statale, le polemiche sui prof che inculcano idee sono sterili: "La vera differenza è tra strutture che funzionano e i cosiddetti diplomifici"

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"Il problema non è pubblico contro privato. La vera polarità è tra le scuole che funzionano e quelle che non funzionano". Teresa Piccione fa il consigliere provinciale del Partito Democratico a Palermo ma per oltre trent'anni ha insegnato italiano e storia in licei e istituti tecnici. I suoi tre figli hanno frequentato solo scuole private. Un profilo perfetto per finire nel mirino degli esponenti della maggioranza, come è accaduto ad Anna Finocchiaro con Roberto Maroni durante l'ultima puntata di Ballarò: "A sinistra esponenti di prestigio mandano i figli alla scuola privata, ci vorrebbe più coerenza", ha detto il ministro dell'Interno accusando il capogruppo dei democratici al Senato.

"Nessuna contraddizione, è solo un punto di vista politico e strumentale", dice Teresa Piccione, che racconta a Sky.it la sua esperienza: "Ho mandato i figli alle scuole private inizialmente per una mancanza di servizi delle strutture comunali: avevo bisogno di far stare molto tempo i bambini a scuola perché lavoravo". E come mai, più avanti, non è passata al pubblico? "Abbiamo deciso insieme ai ragazzi di aderire a un progetto educativo con una compotenete religiosa, sia per il clima che si respirava in famiglia sia per l'attenzione alla centralità dell'allievo. Un taglio anche molto concreto che si articolava in interessi come sport, volontariato e teatro".

A far tornare la scuola al centro del dibattito ci ha pensato Silvio Berlusconi che pochi giorni fa ha attaccato gli insegnanti delle scuole statali, colpevoli di "inculcare idee diverse da quelle trasmesse nelle famiglie". Per l'esponente del Pd chi fa queste dichiarazioni dimostra "un'ignoranza totale dell'argomento. Un presidente del Consiglio che è a garanzia di un sistema democratico non può dire che uno dei pilastri di questo sistema è fuorviante".

Subito dopo l'attacco del premier in rete è nato un gruppo che riunisce gli ex studenti orgogliosi di aver frequentato scuole pubbliche. E tra i commenti non sembra che le private godano della stima degli utenti. Sotto accusa spesso finiscono i finanziamenti dello stato.
"Non demonizzo i finanziamenti ai privati che gestiscono servizi pubblici - prosegue il consigliere Pd -. Lo stato lo fa con la sanità o con i servizi per gli anziani. Diverso è il caso dei cosiddetti diplomifici che andrebbero chiusi. Detto questo è chiaro che occorre una maggiore tutela per le scuole gestite dallo Stato".

Da insegnante in un istituto confessionale a professoressa in licei e istituti tecnici fino all'impegno politico. Come ha vissuto la scuola in questi tre ruoli: "Nelle private ho notato un rapporto più frequente e denso con gli alunni e le famiglie, senza alcun tipo di ingerenze o forzature. Nel pubblico c'è la soddisfazione di aver realizzato grandi progetti anche se ci si deve scontrare con la mancanza degli strumenti e la congestione delle strutture. Da consigliere provinciale ci si accorge ancora di più del problema degli sprechi: soldi che potrebbero essere destinati alle scuole e invece finiscono in spese inutili". Una possibile soluzione? "Potrebbe essere il federalismo", conclude Teresa Piccione. "Un federalismo però che sia attento ai principi di solidarietà".

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