"Resignation", l'appello silenzioso arriva oltreconfine

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La petizione di Libertà e giustizia, che chiede le dimissioni di Berlusconi per il suo coinvolgimento nell'inchiesta sui festini di Arcore, ha superato le 121 mila adesioni. Messaggi anche dall'estero

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Più di 121 mila firme. Crescono, senza clamore ma costanti, le adesioni all’appello lanciato subito dopo le prime rivelazioni sul “Rubygate” dall’associazione Libertà e giustizia. I firmatari, Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg e Sandra Bonsanti, chiedono al premier Silvio Berlusconi di dimettersi. “In nessun altro paese democratico – si legge nella petizione – un primo ministro indagato per così gravi capi d’accusa rimarrebbe in carica. Tutti i cittadini italiani, di qualsiasi credo politico, devono essere consapevoli che l’immagine del loro paese sarà profondamente danneggiata se Berlusconi rimarrà al suo posto”.

Non si tratta dell’unica campagna che chiede le dimissioni di Berlusconi, ma l’appello di Libertà e giustizia sta ottenendo un’attenzione molto alta da parte dei cittadini. Le oltre 121 mila firme sono un numero consistente per un sito che non fa parte di una rete mediatica e continuano ad aumentare anche a più di un mese dal lancio dell’iniziativa. La petizione inoltre, scritta in italiano, inglese, tedesco e francese, è rivolta “agli amici dell’Italia nel mondo” e ha raccolto adesioni da Spagna, Germania, Stati Uniti.

Le firme sono spesso accompagnate da migliaia commenti che esprimono rabbia e indignazione, ma anche speranza, incoraggiamento, orgoglio nazionale. “Una firma qui per rimuovere un po’ di vergogna e amarezza che porto addosso da quando ‘sono rappresentato’ così indegnamente, per far sapere che non ero d’accordo”, scrive Rinaldo. “Spero che dall’altra parte ci sia una persona valida da mettere su come presidente del Consiglio”, si augura Pietro.
Simone spiega invece che “vivo l'italialità da qualche mese a Londra e, mi scusi presidente, ma non riesco a sentirmi italiano e forse purtroppo lo sono. Siamo derisi per l'incapacità di avere una mobilità sociale e politica, siamo derisi perché la cultura e l'arte che poteva essere una nostra ‘intima caratteristica’ diviene oggi solo un'altra rotellina arrugginita dell'orologio statale e sociale. Io provo vergogna, indignazione. La vergogna di ‘vivere’ in un paese vecchio, in cui non c'è la capacità di accettare alcuni limiti (mi scusi presidente, ma lei ha una certa età e forse non è più giovane per essere arzillo come un ventenne) e lasciare spazio all'esplosione creativa di noi giovani”.  E ancora dall'estero Marlene: “Dalla Germania con solidarietà per un'Italia civile giusta. Qui il ministro della Difesa oggi si dimette per truffa di tesi laurea”. Michele precisa però che “forse, in presenza di una opposizione degna di essere definita tale e di una consapevole coscienza nazionale, non ci sarebbe bisogno di ricorrere a tali espedienti”.

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