Roma, la giovane violentata: “Quel ragazzo mi ha difeso”

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In un’intervista a Il Messaggero, la 18enne vittima dello stupro avvenuto nell’ex ambasciata somala racconta: “So di aver commesso un’imprudenza entrando lì, ma non pensavo di trovare l’inferno”. E scagiona uno dei tre giovani somali indiziati

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“So di aver commesso un’imprudenza. Ma non pensavo che là dentro ci fosse l’inferno. E’ Roma in fondo, non un’isola selvaggia”. Inizia così il racconto che Nicoletta, la giovane violentata venerdì sera nell’ex ambasciata somala a Roma, fa di quella sera a il Messaggero. “Ero ubriaca e in via dei Villini (vicino Porta Pia, zona centrale della città, ndr) ci sono andata con il somalo che avevo conosciuto alla Stazione Termini. Lui non mi ha fatto niente di male e niente che non volessi. Ma all’improvviso sono saltati fuori gli altri due” aggiunge.

Una testimonianza già rilasciata agli inquirenti che ha modificato il quadro dell’indagine scagionando uno dei tre ragazzi indiziati. Gli altri due immigrati, invece, sono in carcere a Regina Coeli. Dovranno rispondere dell’accusa di violenza sessuale e lesioni. Sul fronte delle indagini ci sono però ancora molti nodi da sciogliere. A stuprare la ragazza quella sera potrebbero essere state più persone e resta comunque da verificare il coinvolgimento del primo giovane africano che la ragazza ha difeso e che, per il momento, è stato rilasciato. Le risposte definitive ai punti interrogativi saranno fornite probabilmente solo dopo l'esito dei test del dna effettuati sui 72 somali identificati sabato all'Ufficio immigrazione di Roma, che sono stati sgomberati dall’ex ambasciata somala dove si erano rifugiati..

A Roma, intanto, continuano le polemiche sulla sicurezza. Quello accaduto venerdì scorso è infatti il terzo stupro in dieci giorni. Due di queste violenze si sono verificate in zone centrali della città.

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