Yara Gambirasio, tre mesi di ricerche

Yara Gambirasio
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Dal 26 novembre, quando la 13enne è scomparsa da Brembate di Sopra, fino al 26 febbraio, giorno del ritrovamento del suo corpo. Settimane di ricerche tra i campi e sui tabulati telefonici

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Le ricerche non erano mai stata abbandonate del tutto anche se ormai da diverse settimane, a Brembate, non c'era più il dispiegamento di squadre della protezione civile, di polizia e di carabinieri. In dicembre erano state fatte ricerche in tutti i paesi attorno a Brembate, lungo il fiume Brembo, nelle rogge e poi erano stati battuti campi e boschi anche con l'ausilio dei cani. Di Yara nessuna traccia, come se si fosse volatilizzata nel nulla, invece il suo corpo era a una decina di chilometri da casa e proprio vicino al centro ricerche.

Il capo della polizia Antonio Manganelli in una recente visita a Bergamo aveva assicurato l'impegno delle forze dell'ordine perché, nonostante tutto, la speranza di riportare a casa la ragazzina non era mai venuta meno. In realtà' gli inquirenti, nonostante le indagini, non avevano in mano niente perché nulla era emerso che potesse far privilegiare una pista.

Yara era scomparsa tra via Morlotti e via Rampinelli, più o meno alle 18:40 del 26 novembre, lungo i 700 metri che portano dal centro sportivo alla sua abitazione e oggi che il suo corpo è stato ritrovato gli interrogativi restano sempre due: chi l'ha portata via? E soprattutto, perché? In questi tre mesi polizia e carabinieri hanno ascoltato centinaia di persone, scandagliato la vita di amici e familiari, perlustrato palmo a palmo decine di chilometri quadrati di terreni, dalla Val Brembana, alla zona dell'Isola, fino alla Bassa Bergamasca. Il fiuto dei cani aveva portato al gigantesco cantiere di Mapello (Bergamo), ispezionato a fondo per circa due settimane, attorno al quale erano state fatte mille ipotesi. Oggi quel cantiere non è più lo scheletro di cemento che appariva due mesi fa in televisione: i lavori proseguono a ritmo serrato e presto aprirà un centro commerciale.

Le ricerche di Yara non sono mai state interrotte ma una svolta alle indagini non è arrivata neppure dai tabulati telefonici dal controllo dei quali gli inquirenti speravano di poter trovare un aggancio. Non una traccia, non un movente, nulla che potesse indirizzare il lavoro degli investigatori. Le ipotesi più accreditate fin dai primi momento delle scomparsa sono state quelle che Yara fosse stata vittima di qualche maniaco, poi nel corso delle indagini era stata messa sotto la lente di ingrandimento anche l'attività del padre ma nulla e' emerso per far pensare ad un rapimento a scopo di estorsione o di vendetta.

"Ricerche e indagini proseguono, per noi è come se fosse il primo giorno", aveva detto nei giorni scorsi il questore di Bergamo Vincenzo Ricciardi. Intanto in paese le foto di Yara sono rimaste sulle vetrine dei negozi e alle pensiline degli autobus: "E' calata l'attenzione mediatica, ma il pensiero della gente di Brembate Sopra c'è sempre - aveva dichiarato proprio ieri il sindaco Diego Locatelli. C'è senz'altro la voglia e la speranza di avere una risposta, qualsiasi essa sia. Il paese sta comunque tornando alla normalità, anche se con le conseguenze di un episodio che ha lasciato il segno e che ci ha senz'altro fatto maturare".

Fino a oggi pomeriggio c'erano ancora parole di speranza, come quelle di don Corinno Scotti, parroco di Brembate Sopra: "La nostra è un'attesa fatta di ansia e di speranza, di preghiera e di silenzi prolungati. La tensione sta calando ed e' normale che sia così, ma dobbiamo stare attenti a non considerare questo fatto come appartenente ormai al passato. I genitori di Yara? Non chiedo mai loro come stanno, perché sarebbe una domanda sciocca. Hanno comunque una forza, una dignità e una speranza enormi". Ora davvero è tutto finito.

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