Sanità Puglia, archiviazione per Vendola

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Il governatore era indagato per presunte pressioni politiche nei confronti di direttori generali di alcune Asl. Il senatore Alberto Tedesco, per il quale il gip di Bari ha chiesto l'arresto, si è autosospeso dal Partito Democratico

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Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, non ha compiuto alcun reato. Non ha fatto né pressioni né ha costretto i direttori generali delle Asl pugliesi a nominare i direttori sanitari e amministrativi e i primari graditi al governo regionale. O perlomeno le presunte pressioni non hanno nulla di penalmente rilevante. E' contenuta in sette pagine la decisione del gip di Bari Sergio Di Paola che, accogliendo una richiesta della procura del marzo 2010, fa uscire definitivamente di scena Vendola dall'inchiesta sulla gestione delle nomine nella Sanità pugliese. Una indagine scaturita da quella che il 24 febbraio ha portato a cinque arresti, a due interdizioni e alla richiesta, inoltrata al Senato, di autorizzazione a procedere alla cattura del senatore del Pd, Alberto Tedesco, ex assessore pugliese alla Sanità.

Tedesco, intanto, si è autosospeso dal gruppo del Pd al Senato e passerà al gruppo Misto. Lo ha fatto, spiega, "per consentire al mio partito, al mio gruppo, e al Senato tutto di valutare con grande serenità ed equità le circostanze e le richieste che sono state avanzate a mio carico". Valutazioni che la giunta per le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama comincerà a fare il primo marzo quando sarà esaminata la richiesta di arresto per il senatore. La magistratura barese ritiene che Tedesco debba essere condotto in carcere perché è capace di reiterare i reati che gli vengono contestati: concussione, corruzione, falso, turbativa d'asta e abuso d'ufficio.
A suo carico - ragionano gli inquirenti - esistono esigenze cautelari perché la sola circostanza che l'ex assessore Tedesco "sia oggi un senatore della Repubblica è già di per sè è sintomatica della notevole ed indiscussa influenza che l'indagato può a tutt'oggi esercitare sul tessuto politico e amministrativo, sia a livello locale che nazionale, perpetuando così le medesime condotte illecite realizzate al tempo in cui lo stesso era ai vertici della Sanità regionale".

Il giudice che ha chiesto l'arresto di Tedesco, Giuseppe De Benedictis, nel provvedimento cautelare spiega che alla Regione Puglia non ha agito un'associazione per delinquere, così come sostiene la Procura, "ma solo un consolidato sistema di malaffare incancrenito nel 'sottosistema' della Sanità regionale". E sottolinea, a conferma del suo ragionamento, che "'i metodi' dell'ex assessore Tedesco erano spesso utilizzati (...) in maniera del tutto identica da altri assessori (regionali e comunali) e da altri uomini politici e, come nel caso di Tedesco, finalizzati a favorire altri gruppi imprenditoriali che, ovviamente, avrebbero pagato l'uomo politico con quello che maggiormente desiderava, ossia il sostegno elettorale".

Quello stesso sostegno elettorale che, almeno inizialmente, la Procura riteneva che volesse cercare il presidente Vendola con le quattro presunte concussioni attribuitegli. Poi, dagli atti, non è emerso nulla di tutto ciò e si è deciso di chiedere al gip l'archiviazione. Il giudice Di Paola ha accolto la richiesta dei pm spiegando che "in nessuna delle vicende scandagliate ed esaminate risulta positivamente l'esistenza di elementi di fatto riconducibili alle nozioni di 'minaccia' o 'costrizione' penalmente rilevante". Tutt'al più - conclude il gip - le nomine dei direttori amministrativi e sanitari "appaiono frutto di contrasti tra esponenti politici che si fronteggiano, non senza asprezza e commenti ironici, sulla capacità di raggiungere determinati risultati".

Sullo sfondo dell'indagine restano i cinque arresti e le due interdizioni eseguite il 24 febbraio (sulle 24 richieste dalla procura) e le dichiarazioni degli indagati che, davanti al giudice, hanno protestato la propria innocenza.

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