Omicidio Verbano, nel dossier del 19enne forse il movente

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Nei 379 fogli il giovane di sinistra, ucciso nel 1980, aveva schedato i militanti dell’opposta fazione. Tra questi anche politici come Storace. Il sospetto è che i killer cercassero il suo informatore. La notizia è riportata dal Corriere della Sera

379 fogli, quasi tutti scritti a mano, con i nomi e le informazioni sui personaggi noti o meno noti della destra romana della fine degli anni Settanta. Si potrebbe nascondere in queste pagine il movente dell’omicidio di Valerio Verbano, il giovane militante di sinistra ucciso il 22 febbraio del 1980, un caso appena riaperto con l’iscrizione nel registro degli indagati di due persone. La notizia è riportata oggi dal Corriere della Sera, che pubblica brevi stralci del dossier.

L’originale del documento l’aveva già sequestrato la polizia a casa di Valerio Verbano, subito dopo il suo arresto nel 1979. Poi il 19enne uscì di prigione e venne ucciso poco dopo. E il dossier era sparito dagli archivi dal Palazzo di Giustizia. La polizia ne aveva fotocopiata una parte, incompleta, consegnata agli avvocati della famiglia del ragazzo. Ora, dagli archivi dei carabinieri è saltata fuori un’altra copia, entrata negli atti dell’inchiesta riaperta dalla Procura di Roma. Pagine scritte a mano da Valerio Verbano che “aveva raccolto notizie su centinaia di militanti dell’opposta fazione, dal Movimento sociale italiani alle nascenti formazioni del terrorismo nero, schedati con una cura quasi maniacale” scrive il Corriere in un articolo a firma di Giovanni Bianconi. Tra questi anche Francesco Storace, l’attuale segretario de La Destra che, nel 1980, era segretario del Fronte della Gioventù, indicato come “uno che porta gli occhiali Lozza da vista, segretario Fdg Acca Larentia, cicciottello”. O Paolo Signorelli, accusato e poi assolto di strage per l’attentato alla stazione di Bologna indicato nel dossier come “il braccio destro di Rauti”. Tra le carte anche schizzi e mappe delle aree di ritrovo e azione dei gruppi riconducibili all’estrema destra della capitale.

Ma il movente non sarebbe da ricercare nel contenuto del dossier, quanto nelle fonti sulla base del quale era composto. Dietro l’omicidio del giovane potrebbe dunque esserci l’intenzione dei killer di sapere quali fossero le fonti che avevano dato tutte queste informazioni al ragazzo. Secondo i carabinieri del Ros l’omicidio non era stato preventivato. “Forse doveva essere solo un ferimento, seguito a un interrogatorio della vittima per farsi dire il nome della spia”. Sarebbe questa dunque l’ipotesi più accreditata dagli investigatori secondo quanto scrive il Corriere. Il quotidiano di via Solferino parla inoltre del recupero di un nastro con la voce degli assassini. Si tratta della registrazione della telefonata di rivendicazione giunta all'agenzia Ansa poco dopo l'omicidio.

Intano in giornata i carabinieri del Ris esamineranno, nell'ambito di una consulenza disposta dalla procura, alcuni oggetti abbandonati dai killer subito dopo il delitto. Si tratta della pistola, il silenziatore ed alcuni bossoli che i killer abbandonarono nella casa di Verbano dopo il delitto insieme con un paio di occhiali ed un bottone. Scopo della consulenza è di comparare le possibili tracce con altre già in loro possesso e tra queste, sembra, anche un dna. Gli occhiali ed il bottone sono stati trovati recentemente nell'ufficio corpi di reato della procura. Entrambi facevano parte degli oggetti per i quali, a conclusione della prima inchiesta, fu disposta la distruzione. Ma per un disguido, a differenza del cappello e del passamontagna, non furono soppressi, così come la pistola, che fu richiesta, all'epoca, dai magistrati siciliani che indagavano sull'omicidio dell'ex presidente della Regione Piersanti Mattarella

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