L'altro Gheddafi che accoglieva carovane di ragazze italiane

Le ragazze di Hostessweb posano per una foto ricordo durante un viaggio in Libia nell'ottobre 2010
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Le giovani donne dell'agenzia romana Hostessweb, che nei mesi scorsi hanno incontrato a Roma e in Libia il rais, raccontano di quella volta che "quell'uomo gentile e dolce, con indosso la tuta della Roma," le ha ricevute . LE FOTO

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di Greta Sclaunich

“Carismatico, ma rispettabile”. “Così tenero e dolce che a tratti mi faceva anche tenerezza”. E ancora “una persona semplice che vive in modo semplice”. Incredibile ma vero: sotto la sua tenda nel deserto, davanti alle ragazze italiane invitate nel suo Paese, il dittatore libico Muammar Gheddafi “è una persona di una bontà tale che mi riesce difficile far coincidere il rais che ho conosciuto con quello che vedo ora in tv”. Così lo descrivono Miriam e Rea, due hostess dell’agenzia romana Hostessweb che negli ultimi due anni ha organizzato diversi incontri tra le sue ragazze ed il leader libico, a Roma e in nordafrica. Stupite di vedere ora in tv discorsi farneticanti e minacce al popolo, mentre la dittatura di Gheddafi che il popolo mira ad abbattere da una rivoluzione che ha già decapitato i regimi di Tunisia ed Egitto.
Le due ragazze lo hanno incontrato la prima volta nel 2009 quando, in occasione della visita ufficiale del Colonnello in Italia, il suo staff si rivolse ad Hostessweb per invitare qualche centinaia di ragazze ad un incontro con il rais. Lo scopo? Leggere insieme il Corano e discutere di religione. L’iniziativa è stata replicata l’anno successivo, poi ci sono stati i viaggi in Libia. Ad oggi una decina: secondo quanto spiega il proprietario dell'agenzia Alessandro Londero "vi hanno partecipato dalle dieci alle 27 persone, completamente spesate e con un piccolo extra dai 500 ai mille dinari (dai 294 ai 589 euro) per lo shopping". Tutto offerto dal governo libico e organizzato da Hostessweb. Mentre l’Accademia libica a Roma ha invitato le ragazze interessate a corsi gratuiti di arabo.

Miriam Ciaccia, 24enne pugliese che da qualche anno vive e studia (Giurisprudenza) a Roma, ha dato qualche giorno fa il primo esame di arabo. Il suo interesse per il paese nordafricano è iniziato nel novembre 2009, quando, insieme ad altre ragazze, partecipò al primo  incontro con il Colonnello durante la sua visita a Roma. “All’inizio ero scettica, poi la curiosità ha prevalso – ricorda – Su di lui ho cambiato idea: certo ha un forte carisma ma è una persona rispettabile, a tratti mi faceva anche tenerezza per come si comportava con noi, con dolcezza e attenzione”. Miriam lo ha incontrato altre volte: in occasione di un secondo meeting romano e durante due dei viaggi organizzati da Hostessweb. Lì ha scoperto “un uomo disponibile, tollerante, felice che noi ragazze avessimo accettato il suo invito ad andare in Libia”. Consapevole di non essere ben visto all’estero, Gheddafi “ci ha chiesto cosa pensano di lui gli italiani, era dispiaciuto di apparire come il cattivo dittatore africano”.

A Rea Dabeko e alle sue compagne di viaggio invece ha fatto domande più personali: “Ci ha chiesto cosa pensavamo della Libia e dei libici, ha guardato le foto che avevamo scattato ed era contento di vederci felici. Ha voluto sapere di noi, cosa vorremmo fare da grandi. E spesso interrompeva l’interprete per parlare direttamente con noi in inglese”. Rea, nata 27 anni fa in una città del sud dell’Albania e residente in Italia da una decina d’anni, è stata in Libia “tre o quattro volte” con lo staff di Hostessweb, ma ha partecipato anche a due incontri romani con il Colonnello. E’ laureata con specializzazione alla Sapienza di Roma e ora fa la promotrice finanziaria: come Miriam è iscritta all’agenzia per guadagnare qualcosa in più facendo la hostess. Un anno fa si è convertita all’Islam ma di religione non vuole parlare.
Parla invece volentieri di Gheddafi. Il primo incontro con il Colonnello, a tu per tu, risale al febbraio 2010 nella tenda della sua città natale: “C’erano alcune poltrone, un tappeto, delle sedie di plastica. Noi ci siamo accomodate sulle poltrone, lasciandone una libera per lui. Quando è arrivato invece si è seduto su una delle sedie di plastica che era lì per la traduttrice: in questo modo voleva mostrare il suo rispetto per noi ospiti”. Del personaggio che si vede in tv c’era ben poco, del discusso rais in privato resta solo “il patriottismo, l’orgoglio per il suo popolo, la passione con cui parla del suo Paese”.
Niente show, insomma: niente arzigogolate spiegazioni su come la parola “democrazia” derivi dall’arabo, né fotografie di martiri appuntate alla divisa. A proposito di look, Rea racconta un altro aneddoto: “Durante il primo viaggio, sapendo che a Gheddafi piace il calcio, gli abbiamo regalato una tuta della Roma. Quando l’abbiamo incontrato di nuovo, nel secondo viaggio, ci è venuto incontro indossando la tuta e un paio di ciabatte”.

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