Libia, 150 italiani ritornano a casa

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Sono 1100 dall'inizio della crisi nel Paese nordafricano ma secondo l'Unità di crisi della Farnesina ne restano ancora meno di 400. GUARDA I VIDEO E ASCOLTA LE TESTIMONIANZE

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I cittadini italiani finora rimpatriati dalla Libia sono "circa 1.100" e nel Paese nordafricano ne restano "meno di 400". Lo ha riferito il capo dell'Unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, che ha illustrato il piano di rimpatri per i connazionali che si trovano in Libia (guarda il video in alto).

La strategia, articolata in quattro punti, prevede innanzitutto un accordo con Alitalia per rafforzare i voli ordinari e operare voli speciali al servizio dell'Unità di crisi, e un'intesa con il ministero della Difesa per l'invio di voli militari su Tripoli e Sebah e navi militari al largo di Misurata.

Ancora, sono previste intese con le compagnie marittime private per facilitare il trasbordo navale dei connazionali e il trasferimento di italiani in Paesi terzi grazie al supporto della rete diplomatico-consolare. "Non poco è stato fatto, ma non poco resta da fare", ha dichiarato Romano, sottolineando come la situazione in Libia sia "complessa e in evoluzione" e "dalle dinamiche imprevedibili".

Intanto nel pomeriggio di giovedì 24 il ministro della Difesa Ignazio La Russa (guarda il video) ha spiegato che "nel sudest ci sono una cinquantina di nostri connazionali che non possiamo raggiungere al momento perché non abbiamo le autorizzazioni. Mentre altri 100 sono partiti da un aeroporto del sud, dove restano altri 20 connazionali che erano privi di documenti". La Russa ha spiegato che le autorità sono in continuo contatto con gli italiani nel Paese nordafricano. "Ci sono altri 150 italiani a Misurata (ascolta la testimonianza della moglie di un italiano blcocato a Misurata) che sperano di imbarcarsi stasera stessa o domani mattina. C'è un altro gruppo a Bengasi che è pronto per imbarcarsi per la nave italiana utilizzata dai cinesi, una nave della Andrea Doria. A Tripoli ci sono più italiani, ma finora non tutti hanno chiesto di essere rimpatriati", ha concluso il ministro.
Tra gli italiani a Tripoli anche un lavoratore dell'Ansaldo (guarda il video). "Ero lì nei giorni degli scontri - spiega a SkyTG24 Marco Poggi - e ho fatto un po' da accentratore perché l'Unità di crisi ha dato a tutti il mio numero di telefono. Tutti chiedevano a me indicazioni".

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