La rabbia dei libici in Italia: Berlusconi appoggia Gheddafi

La protesta davanti all'ambasciata libica a Roma
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Da Roma a Perugia, studenti e lavoratori originari del Paese nordafricano protestano contro il dittatore e il governo italiano, accusato di aver taciuto troppo a lungo sui massacri. A Malta bruciato un Tricolore

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Dal discorso di Gheddafi alle proteste nel mondo

I libici d’Italia protestano, scendono in piazza da Roma a Perugia, contro Gheddafi. Denunciano il massacro del leader libico, esprimono preoccupazione per i parenti rimasti in patria e che non riescono a contattare, ma gridano la propria rabbia anche contro il governo italiano che accusano di tacere colpevolmente sulla repressione sanguinosa della rivolta. Silvio Berlusconi si è detto “allarmato per l’aggravarsi degli scontri e per l’uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile” e il ministro degli esteri Franco Frattini ha chiesto uno "stop al bagno di sangue", ma in precedenza l’Italia era stata tra i Paesi occidentali più “morbidi” nei confronti di Gheddafi ("Sulla Libia l'Europa non deve interferire" aveva per esempio detto Frattini).

Mercoledì 23 febbraio, alle 15, la comunità libica d’Italia torna quindi in piazza davanti all’ambasciata, a Roma. Intanto decine di studenti e lavoratori nati nel Paese nordafricano e residenti da anni in Italia, tra loro anche alcune donne, hanno manifestato in via Nomentana nei giorni scrosi. “Dov’è Obama? Dov’è l’Europa?”, hanno chiesto provocatoriamente e hanno invitato l’ambasciatore libico e i dipendenti della sede diplomatica a uscire e a unirsi al corteo.

I libici che vivono in Italia stanno inviando in patria aiuti e medicinali, per curare i feriti nelle rivolte. “Gheddafi è come Hitler”, hanno gridato ancora in piazza, dove erano presenti anche alcuni rappresentanti di Rifondazione comunista e dell’associazione Mondo arabo in Italia (Comai). Molti dei manifestanti hanno denunciato l’ “ipocrisia” e il silenzio della comunità internazionale sui fatti di Tripoli, “Gheddafi ha i giorni contati, perché Berlusconi non parla?”, ha chiesto un libico in corteo.

“L’Italia e l’Ue sapevano benissimo come funzionano le cose in Libia”, ha sottolineato il presidente della comunità del Mondo arabo in Italia, Foad Aodi. “Vogliamo una Libia migliore, siamo tutti uniti contro il massacro per avere un Paese dove ogni persona abbia quello che gli spetta”, è stato l’appello di Aisha Bougrara, giovane studentessa di 14 anni. “La nostra vittoria è vicina”, dicevano gli striscioni in arabo.

Anche a Perugia martedì gli studenti libici dell’Università degli stranieri sono scesi in piazza (qui le foto e i video di Umbria24). Nel centro della città, in piazza IV Novembre, circa trenta persone hanno manifestato pacificamente con striscioni e cartelli in italiano e in arabo. “Gheddafi terrorista criminale”, “Gheddafi come Bin Laden”, hanno scandito gli studenti. Anche qui proteste contro l’Italia e Berlusconi, che avrebbero “aiutato il dittatore” e sarebbero “rimasti in silenzio per troppo tempo”. Mentre a Malta, sempre martedì, circa cento immigrati libici hanno manifestato davanti alla loro ambasciata e hanno bruciato una bandiera italiana per protesta contro i rapporti di Roma con il regime di Gheddafi. Ci sono stati scontri con le forze speciali della polizia locale, che avevano circondato la sede  diplomatica.

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