Gli sbarchi a Lampedusa e quella "calma apparente"

Sbarchi a Lampedusa (Shoot4change www.shoot4change.net)
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Il racconto di Antonio Amendola, presidente di Shoot4Change, è una testimonianza diretta di ciò che sta avvenendo sull'isola siciliana affollata da migliaia di tunisini arrivati in barconi. Il ministro dell'Interno Maroni: “Sono 6300”. VIDEO E FOTO

In fondo all'articolo il video-reportage su Lampedusa, fatto da Antonio Amendola

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"La situazione è molto più tranquilla e ordinata di quello che viene descritto dai media". Inizia così il racconto di Antonio Amendola a Sky.it, Presidente dell'organizzazione no-profit "Shoot 4 Change", che riunisce fotografi, designer e artisti per raccontare e "documentare realtà che spesso sono dimenticate o taciute".

L'ultima "missione" è stata a Lampedusa dove, in seguito alla grande ondata di sbarchi di tunisini degli ultimi giorni, "Shoot 4 change" si è recata per documentare la situazione. "Il 19  e 20 febbraio abbiamo potuto visitare, grazie alle Autorità locali e all'Agenzia Onu per i rifugiati (la portavoce, Laura Boldrini, sembra avere un’energia infinita ed una dedizione alle condizioni dei rifugiati incredibile) e abbiamo constatato come, seppur a fronte di una situazione di assoluta eccezionalità (il centro di accoglienza sta ospitando quasi il triplo del numero per cui è stato realizzato) non sembra respirarsi l’aria di tensione di cui parlano i media", afferma Amendola. Che aggiunge: "La notizia è che, paradossalmente, non c'è la notizia".
Niente tensione, niente paura. "I (pochi) bar aperti sono affollati da tunisini che pagano regolarmente il conto. Tutti arrivano con dei soldi in tasca, quelli che gli avanzano dal costo del biglietto per la traversata e che sembra ammontare a 1,500 euro", prosegue il Presidente dell'organizzazione: "il centro di accoglienza lavora a pieno regime con un’organizzazione esemplare, le organizzazioni internazionali ce la mettono tutta. Ci sono striscioni di ringraziamento che recitano "GRZ LAMPEDUSA", scritti dai tunisini". Dato molto interessante, spiega Amendola, è che la maggior parte di loro non vuole restare in Italia ma proseguire per la Francia, ignorando che se dovessero ottenere lo 'status di rifugiato' dallo Stato italiano, sarebbero costretti a rimanere in territorio italiano.

Una situazione che dunque sembrerebbe essere "ottimale" nella sua criticità ed emergenza. Ma basta poco per far crollare l'equilibrio: "E' probabilmente una situazione di calma apparente. Quando i tunisini finiranno i soldi per pagarsi da mangiare, è prevedibile che i lampedusani non saranno più così ospitali. Ad esempio, ho già sentito qualche isolano lamentarsi che gli erano entrati in casa per rubare", racconta Amendola.
D'altra parte, visto quello che sta accadendo in Nord Africa, e in Libia "cancello dell'Africa" in particolare, il timore è che gli sbarchi di questi giorni non siano stati altro che la prima ondata, e che a breve comincerà la vera emergenza.
A confermare l'imminente emergenza è il ministro degli esteri Franco Frattini che, in un'intervista al Corriere della Sera, avverte: "Ci aspetta un'ondata di 300 mila arrivi. Il dopo-Gheddafi è un'incognita. Sarà un esodo biblico, assolutamente da non sottovalutare".

E intanto il ministro dell'Interno Roberto Maroni dà le prime cifre degli sbarchi. "Sono 6.300 i migranti arrivati in Italia dall'inizio della crisi in Nord Africa", dice il titolare del Viminale al termine della riunione con i colleghi di Francia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro. Di questi, ha aggiunto, "6.200 sono tunisini: in pochi hanno presentato domande di asilo; quelli che non lo hanno fatto saranno ospitati nei Cie fino a quando non arriverà il nullaosta per il rimpatrio e poi verranno rimpatriati".


Guarda il video-reportage di Antonio Amendola:

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