Niente fondi per la scuola, a Monza arriva lo sponsor

Un gruppo di studenti protesta contro i tagli alla scuola pubblica
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Un gruppo di genitori chiede soldi alle aziende per finanziare progetti formativi: "Difendiamo l'autonomia dell'istruzione pubblica minata dalla mancanza di risorse", dicono a Sky.it. VAI ALLO SPECIALE

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di Cristina Bassi

Contro tagli e ristrettezze imposti alla scuola pubblica molti studenti e docenti sono scesi in piazza e hanno contestato il ministro Gelmini. A Monza hanno scelto una strada diversa. Mancano soldi? Un gruppo di genitori e insegnanti dell’elementare statale Buonarroti, con un centinaio di alunni, ha deciso di provare a trovare fondi e si è rimboccato le maniche. Chiedendo fondi alle aziende disponibili a dare un contributo, privati che diventano sponsor della scuola pubblica. “Basta poco per far stare meglio l’istruzione statale – sottolinea Susanna Lenardon, uno dei genitori promotori dell’iniziativa – e ‘pubblico e indipendente’ non deve per forza far rima con ‘povero’”.

Il progetto si chiama “Prodotto futuro”. I contributi delle aziende sono deducibili e variabili, come diverse sono le dimensioni dei contributor, da locali a nazionali. Finanzieranno programmi di formazione per i bambini e per gli insegnanti. “La scuola è davvero aperta a tutti?", si chiedono i promotori: "I capaci, i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno ancora il diritto di raggiungere i più alti gradi degli studi? Forse no, non più”. Davanti alla crisi economica e alla mancanza di fondi i genitori della Buonarroti rispondono che “i piagnistei non portano mai lontano. Quando la nave affonda, non serve prendersela con il costruttore: bisogna attivarsi tutti insieme e al più presto, arrotolarsi le maniche e togliere l’acqua dalla stiva. Ebbene, la crisi della scuola dovrebbe essere affrontata con lo stesso spirito pragmatico”. Se la scuola pubblica è un bene comune dunque, tutti dovrebbero contribuire per offrire ai ragazzi un’istruzione di qualità, a costo di ripensare “i tradizionali rapporti di finanziamento”, con le sponsorizzazioni.
Anche se, è bene ricordarlo, il "costruttore"- Stato italiano è agli ultimi posti tra i Paesi europei nella classifica della spesa pubblica per l'istruzione: il 4,4 per cento del Pil su una media continentale del 5,2 per cento (dati Eurostat).
Lo dimostrano, appunto, le molte proteste in giro per le scuole, dove i genitori sono spesso costretti a pagare la carta per le fotocopie o la carta igienica.

A Monza intendono salvare dal naufragio i laboratori teatrali. “Per la nostra scuola i tagli hanno voluto dire innanzitutto sacrificare le attività ‘collaterali’, quelle al di fuori dello stretto programma ministeriale – sostiene Susanna Lenardon –, sono proprio quelle che vogliamo salvaguardare. Alla Buonarroti abbiamo scelto il teatro, da dieci anni organizziamo uno spettacolo che va in scena al Manzoni di Monza e senza gli sponsor esterni questa volta avremmo dovuto rinunciare”. Sono i genitori ad andare “porta a porta” alla ricerca di fondi e a promuovere l’iniziativa. I soldi vengono versati all’istituto e l’azienda deve indicare con precisione il progetto cui sono destinati, solo così il contributo è deducibile dalle tasse.

“In cambio – aggiunge una delle mamme-pr – le aziende ottengono visibilità sul sito di ‘Prodotto futuro’ e stiamo pensando ad altre forme di pubblicità. A scuola, in un’apposita bacheca, esporremo i loro nomi e per la sera dello spettacolo teatrale troveremo altri modi per promuoverle, magari distribuendo un gadjet con i loghi”. Nessun rischio per l’indipendenza della scuola pubblica? “Al contrario – risponde Susanna Lenardon –, è la mancanza di risorse semmai che compromette l’istruzione per tutti. È proprio perché crediamo nel valore della scuola statale che chiediamo aiuto ai privati e chi contribuisce ci crede quanto noi”. 

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