Scuola: sentenza della Consulta, graduatorie da rifare

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La Corte Costituzionale dichiara illegittima una norma del dl 134 del 2009. Il Ministero dell’Istruzione: “Inevitabile rifare le liste”. Il Pd chiede le dimissioni della Gelmini. E almeno 15.000 precari possono sperare nella cattedra e reclamare il ruolo

Lo Speciale scuola di Sky.it

La Consulta dà nuove speranze ai precari della scuola. Almeno 15.000 tra loro possono reclamare il ruolo e l’agognata cattedra. Una sentenza della Corte Costituzionale, infatti, dichiara illegittima una norma (articolo 1, comma 4-ter) del dl 134 del 2009 perché viola l'articolo 3 della Costituzione. La conseguenza è che nell'aggiornamento delle graduatorie a esaurimento il personale docente avrà diritto al trasferimento e all'inserimento a pettine secondo il proprio punteggio (merito) e non secondo l'anzianità di iscrizione in graduatoria.

Il Ministero dell’Istruzione, visto il pronunciamento della Consulta, per bocca del capo dipartimento Giovanni Biondi fa sapere che ritiene “inevitabile” rifare le liste. "Stiamo preparando un emendamento da inserire nel Milleproroghe che, rifatte le graduatorie, congeli il meccanismo", ha spiegato il dirigente di viale Trastevere. Aggiungendo che, però, "quello che non è stato valutato approfonditamente nella sentenza è che queste sono graduatorie a esaurimento, quindi il principio del merito che viene invocato vale per graduatorie dinamiche in cui un insegnante può poter aggiornare i suoi titoli continuamente".

“Adotteremo i provvedimenti necessari per garantire l'ordinario funzionamento della scuola e per offrire in ogni caso le maggiori occasioni di impiego ai docenti – spiega il Ministero in una nota –. Vogliamo evitare che il ripristino della normativa previgente (legge 296/2006), determinato dalla sentenza della Corte Costituzionale, comporti un congelamento delle occasioni di lavoro alle sole graduatorie provinciali di appartenenza e l'insorgere di nuovo precariato".

La “querelle” sulle graduatorie è una storia vecchia. Un paio di anni fa l'associazione Anief ha fatto ricorso (15.000 ricorrenti) contro l'inserimento in coda dei docenti che cambiano provincia. Ma il Parlamento, in sede di conversione del cosiddetto salva-precari, ha votato una norma voluta dal ministro Gelmini che invece lo prevede. Questa disposizione, però, per il Tar del Lazio viola gli articoli 24 e 113 della Costituzione. Di qui il ricorso alla Consulta. "A questo punto – ha detto il presidente nazionale dell'Anief, Marcello Pacifico, appena avuto notizia della sentenza – il ministro Gelmini dovrebbe prendere atto di non essere stata capace di gestire le graduatorie del personale docente, dovrebbe assumersi la responsabilità di aver creato un profondo danno erariale alle casse dello Stato e dovrebbe sanare la posizione dei ricorrenti aventi diritto senza nulla togliere ai docenti già individuati nei contratti, come da prassi corrente". Secondo Pacifico, inoltre, la sentenza "spazza via ogni dubbio anche a chi, in questi giorni, ha proposto la proroga delle graduatorie in emendamenti specifici al Milleproroghe in discussione al Senato. “È evidente – dice – che un blocco o una cancellazione delle stesse graduatorie violerebbe i principi richiamati dal giudice delle leggi”.

Soddisfatto per il pronunciamento della Consulta il Pd. Tonino Russo, componente della Commissione cultura della Camera, sottolinea che la sentenza "avrà effetti devastanti" perchè "l'amministrazione sarà costretta ad assumere tutti quei docenti che si sarebbero trovati in posizione utile per l'immissione in ruolo". “Alla Gelmini non resta che un ultimo atto di dignità: rassegnare le dimissioni", dichiara.
Anche per Francesca Puglisi, responsabile scuola del partito, la sentenza della Corte "certifica l'incapacità di un ministro che procede non per atti ma per pasticci". "Ora che il danno è fatto – aggiunge – la Lega, che ha tentato di innescare una guerra tra poveri all'interno delle graduatorie a esaurimento, voti insieme a tutte le opposizioni il rinvio della terza tranche di tagli nella scuola e la stabilizzazione senza costi di centomila precari, così come proposto negli emendamenti al Milleproroghe presentati dai senatori del Pd".

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