Alemanno vs Maroni: è scontro sui rom

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Il sindaco di Roma risponde al ministro dell'Interno sul problema nomadi: "Non capisco. I fondi sono già stanziati". Il direttore della Caritas di Roma: "Spagna e Portogallo sono già molto più avanti di noi"

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Non si placa la polemica tra Viminale e Comune di Roma, dopo l'incendio al campo Rom di Via Appia Nuova costato la vita a quattro bambini. Dopo che dal Ministero dell'Interno avevano espresso sorpresa per la lettera inviata dal sindaco della Capitale in cui venivano chiesti 30 milioni di euro, Gianni Alemanno, dai microfoni di Radio Vaticana attacca il ministro leghista: "Si poteva rispondere che i fondi non ci sono adesso, ma non si può rispondere improvvidamente che 'non si danno', 'non lo so', 'non capisco', 'non vedo', 'non intendo'. Spero che oggi riusciremo a chiarirci. I fondi ci servono per sbloccare ciò che è già finanziato". Il sindaco chiarisce poi che "lettera inviata al ministro Maroni è stata scritta dal prefetto Pecoraro che fa parte del ministero dell'Interno. Si è trattato di una comunicazione interna che ho validato."

Sempre parlando ai microfoni di Radio Vaticana il sindaco di Roma ha sottolineato che "ci vuole un piano nomadi nazionale, che in via di principio è stato fatto perché l'emergenza nomadi è stata dichiarata in diversi territori. Il problema però - sottolinea Alemanno - è che ci vuole un andatura diversa", perché "siamo di fronte ad una nuova emergenza con l'arrivo dei rom neo-comunitari, che si accampano nei posti più impensati con baracche e giacigli di fortuna: di fronte ad una realtà di questo genere bisogna agire con meccanismi da protezione civile, come se ci fosse stato un terremoto o un alluvione; bisogna cioè avere un passo diverso".

Sull'argomento interviene anche  Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma, che osserva come "Spagna e Portogallo sono piuù avanti di noi, ai rom danno le case in piccoli centri, dove possono effettivamente integrarsi". "Deve essere superato - spiega - il modello stesso dei campi per i nomadi, perché tali non sono: si spostano solo perché scacciati. Concentrarli in un campo anche ben attrezzato non favorisce l'integrazione, ma crea nuovi problemi di emarginazione sociale".

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