Attacco hacker a Governo.it, ma il sito regge

La schermata con l'annuncio dell'attacco. Alcune informazioni sono state oscurate
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Il gruppo Anonymous ha cercato di mandare in tilt le pagine web dell'esecutivo. Dietro all'operazione gli stessi attivisti che hanno sostenuto le rivolte in Egitto. La Postale: "Monitoriamo la situazione ma è difficile bloccare queste azioni"

di Alberto Giuffrè

Un attacco al sito internet del governo italiano. Nome in codice: "Operation Italy". E' scattato alle 15 e per circa 40 minuti ha messo in difficoltà il sito istuzionale dell'esecutivo. L'azione era stata annunciata il 30 gennaio con un comunicato diffuso in Rete e firmato da un gruppo di hacker che si fa chiamare Anonymous Italy. Per qualche minuto è stato così difficile raggiungere le pagine di Governo.it ma il sito ha resistito all'assalto virtuale.

"Eravamo a conoscenza dell'attacco e i sistemi di sicurezza erano stati pontenziati", spiega Sergio Mariotti, dirigente della Polizia Postale. "Ma è un tipo di azione che difficilmente si può contrastare perché proviene da più computer sparsi non solo in Italia ma anche all'estero". E allora quali misure si possono prendere? "Si cerca di individuare gli indirizzi dei computer da cui provengono gli attacchi più numerosi e li si blocca. Bloccare il funzionamento di un sito è un reato e chi diffonde le istruzioni per partecipare all'attacco può essere imputato per istigazione a delinquere".

Si è trattato di un "Distribuited Denial of Service" cioè un'operazione che spinge un sito internet al limite delle prestazioni fino a mandarlo fuori uso. Un tipo di operazione poco comune in Italia ma che recentemente ha colpito diversi siti esteri. Gli attacchi di questo genere portano spesso la firma Anonymous ma non sono riconducibili a un gruppo ben definito. Si tratta in molti casi solo di un'etichetta utilizzata come copertura da gruppi di hacker che decidono di coalizzarsi per raggiungere un obiettivo.

"Il Governo italiano - si legge nel comunicato diffuso dagli hacker - ha tra le sue priorità quelle di censurare il web, di rendere la giustizia uno strumento iniquo, di favorire la prostituzione (anche minorile), di praticare oscuri rapporti con la mafia, di corrompere e manipolare l'informazione per fini personali".

E per spiegare il senso di questa dimostrazione aggiungono: "Noi non amiamo la violenza, noi non vogliamo la guerra, noi non cerchiamo di creare disordini. Noi siamo i protettori umili e innumerevoli della libertà di parola, Noi siamo la massa critica".

La sigla Anonymous è la stessa che ha condotto nei mesi scorsi la cosiddetta "Operazione payback" in difesa di Wikileaks. Una serie di azioni che hanno portato cinque ragazzi inglesi ad essere arrestati a fine gennaio con l'accusa di aver messo fuori uso i siti di PayPal, Mastercard e Amazon.

"Proprio da quando si sono verificati gli episodi relativi a Wikileaks abbiamo iniziato a monitorare anche le iniziative che riguardano l'Italia", continua Mariotti. "C'era già stato un tentativo di attaccare il sito del governo ma poi non si è concretizzato".

Ma gli hacker di Anonymous sono intervenuti anche in Egitto con l'inizio della la rivolta contro il presidente Hosni Mubarak. Quando la Rete nel Paese è stata spenta gli attivisti si sono infatti mobilitati per diffondere via fax i cablogrammi di Wikileaks riguardanti il governo del Cairo.

A sostegno della rivolta contro Ben Alì Anonymous aveva invece messo in piedi l'Operation: Tunisia, un sistema che ha permesso ai navigatori del paese maghrebino di poter scrivere in modo anonimo in rete.

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